Milano, l’ombra dei social sulla violenza: il governo cerca prove
Meloni aspetta riscontri, mentre Salvini respinge l’ipotesi russa e Piantedosi affida a polizia e intelligence gli accertamenti sulle rivolte di Milano.
Giorgia Meloni sceglie la prudenza e attende elementi concreti prima di attribuire a soggetti esterni la regia delle violenze esplose a Milano. Nel governo, intanto, le posizioni non coincidono: Matteo Salvini punta sulla linea della tolleranza zero, mentre Guido Crosetto ha richiamato il rischio di una «guerra ibrida» condotta dalla Russia contro i Paesi europei schierati con l’Ucraina.
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Il governo resta diviso sull’ipotesi russa
Salvini, comparso a sorpresa alla riunione milanese sulla sicurezza, ha respinto con irritazione l’idea di una possibile “manina” straniera dietro le devastazioni. Il vicepremier ha concentrato il proprio intervento sulla necessità di agire con fermezza contro i giovani coinvolti nelle scorribande.
Crosetto, invece, aveva prospettato pubblicamente uno scenario più ampio, collegando le tensioni interne alla possibilità di interferenze provenienti dall’estero. Meloni, per ora, non prende posizione definitiva: la premier vuole attendere l’esito degli approfondimenti prima di indicare eventuali mandanti.
Piantedosi vede un’anomalia da spiegare
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ammesso che alcuni aspetti della vicenda non risultano coerenti tra loro. Da una parte, infatti, gli investigatori hanno rilevato una capacità organizzativa rilevante; dall’altra, diversi ragazzi ascoltati dai magistrati sarebbero apparsi disorientati e persino inconsapevoli della portata delle azioni alle quali stavano prendendo parte.
«Qualcosa non torna, stiamo indagando», ha spiegato Piantedosi dopo l’incontro in prefettura. Secondo il ministro, al momento non esistono però elementi materiali sufficienti per sostenere con certezza l’esistenza di una regia occulta.
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Le chat finiscono sotto osservazione
La contraddizione tra il coordinamento delle iniziative e lo spaesamento dei partecipanti ha spinto gli investigatori a esaminare il ruolo delle piattaforme digitali. Polizia postale e apparati di intelligence stanno verificando se Telegram, TikTok o altri canali siano stati utilizzati per reclutare, orientare o influenzare i giovani.
Il tema dell’eventuale coinvolgimento attraverso i social è stato inserito nell’analisi del vertice milanese. Alla riunione hanno partecipato il sindaco Giuseppe Sala, i vertici delle forze di polizia, i responsabili della sicurezza urbana e dell’impiego dell’esercito, oltre ai questori dei capoluoghi lombardi.
Cosa hanno mostrato gli scontri
Le violenze si sono concentrate tra sabato e domenica scorsi e hanno prodotto devastazioni e saccheggi. Proprio il timore che episodi simili possano ripetersi ha reso necessario il confronto tra istituzioni e apparati di sicurezza.
L’inchiesta dovrà ora stabilire se le mobilitazioni siano nate da iniziative spontanee oppure se qualcuno abbia favorito la partecipazione dei giovani attraverso messaggi, video e sollecitazioni mirate. Piantedosi ha definito ancora aperti gli scenari, senza indicare per il momento responsabilità precise.
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