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Attualità 3 min di lettura33 min fa

Social ai minori, la partita si riapre: Meloni sfidata in Parlamento

La premier non si oppone al limite d’età, ma il disegno di legge è fermo da un anno: maggioranza e opposizioni ora valutano un emendamento al Decreto sicurezza.

Il divieto di accesso ai social per i minori potrebbe tornare al centro del confronto parlamentare, ma resta un dato difficile da ignorare: il disegno di legge che dovrebbe introdurlo è fermo da circa un anno. Giorgia Meloni ha fatto sapere di non essere contraria alla misura, lasciando però al Parlamento la scelta sul percorso da seguire. Le opposizioni contestano il ritardo e chiedono alla presidente del Consiglio di chiarire quale sia la posizione effettiva del governo.

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Il disegno di legge resta fermo

Il testo numero 1.136, depositato al Senato e sottoscritto da Fratelli d’Italia insieme a esponenti di altri gruppi, non può procedere perché mancano i pareri ministeriali. La documentazione, secondo quanto denunciato dalle opposizioni, non è stata ancora trasmessa alla commissione competente: senza quei passaggi, l’esame parlamentare rimane bloccato.

La proposta fissa a 15 anni l’età minima per entrare nelle piattaforme sociali. Una soglia che Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, considera adeguata, pur riconoscendo che tra le forze politiche esiste un consenso ampio sull’ipotesi dei 14 anni. Da qui l’alternativa indicata dalla parlamentare: votare il disegno di legge oppure inserirne i contenuti nel Decreto sicurezza durante l’iter di conversione.


L’opposizione sfida Palazzo Chigi

Marianna Madia, tra le firmatarie della proposta e oggi esponente di Casa Riformista, ha annunciato la volontà di presentare subito un emendamento al provvedimento sulla sicurezza, invitando gli altri gruppi a sottoscriverlo. L’obiettivo, ha spiegato, sarebbe verificare concretamente la disponibilità della presidente del Consiglio dopo mesi di attesa.

Anche il Partito democratico sostiene di aver tentato già a marzo la stessa strada, proponendo una modifica a un precedente pacchetto sulla sicurezza. Simone Malpezzi ha riferito che quell’emendamento era stato giudicato inammissibile e ha ricordato come l’iniziativa fosse servita anche a mettere alla prova le intenzioni del governo. La senatrice dem ha quindi chiesto a Meloni di indicare con precisione chi, all’interno dell’esecutivo, si opponga alla misura, visto che la premier continua a definirsi «non contraria».


Il nodo delle interferenze in rete

Il tema del controllo dell’accesso dei minori alle piattaforme si intreccia con il timore, espresso ai vertici del governo, che i social possano essere utilizzati per alimentare proteste e influenzare l’opinione pubblica. Nelle ultime ore Guido Crosetto ha indicato la disinformazione russa come uno dei possibili fattori alla base delle manifestazioni violente.

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Le autorità europee hanno inoltre avviato verifiche sul ruolo della propaganda straniera nelle contestazioni scoppiate in Francia e in Italia. A Roma e Bruxelles si valuta l’ipotesi di interferenze esterne capaci di sfruttare le piattaforme digitali per orientare soprattutto il pubblico più giovane. In questo quadro, a Palazzo Chigi si guarda a un intervento parlamentare nel Decreto sicurezza come possibile strumento di protezione dei minori.


Educazione digitale e priorità politiche

Il Movimento 5 Stelle non esclude di discutere un emendamento sul limite d’età, ma Barbara Floridia ha legato il proprio sostegno alla presenza di risorse per l’educazione digitale nelle scuole. La senatrice ha spiegato che il suo gruppo ha già presentato una proposta nel Decreto scuola e che la posizione finale dipenderà dal contenuto della modifica e dal voto complessivo sul provvedimento.

Floridia ha avvertito che non avrebbe senso approvare soltanto il divieto senza finanziare la formazione degli studenti all’uso consapevole della rete. Rivolgendo una critica all’agenda dell’esecutivo, ha domandato: «Quali sono le priorità del governo?». Il riferimento è al fatto che, mentre si discute di altre misure nel Decreto scuola, ragazzi di 11 e 12 anni sono stati coinvolti in manifestazioni violente.

La maggioranza, intanto, sostiene che la soluzione possa arrivare rapidamente se le opposizioni accetteranno di votare il testo o di convergere su un emendamento. Il confronto dovrà però chiarire due aspetti distinti: l’età minima per l’accesso alle piattaforme e gli strumenti educativi necessari per accompagnare il provvedimento.

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