Rivolte in Europa, il sospetto corre in rete: cosa cerca Bruxelles
Francia, Italia e altri Paesi dell’Unione sono al centro di verifiche su account e profili stranieri accusati di amplificare tensioni e disinformazione.
L’elemento che alimenta i sospetti è la somiglianza osservata tra alcune proteste esplose in diversi Paesi europei: modalità d’azione e presenza di determinati protagonisti presenterebbero tratti comuni. In Francia, il governo ha chiesto ai servizi di intelligence di accertare se vi siano stati tentativi esterni di incoraggiare gli episodi di violenza nelle strade.
Il fenomeno viene seguito anche alla luce dell’allargamento delle tensioni ad altri Stati, tra cui l’Italia. L’ipotesi presa in considerazione non riguarda necessariamente una regia diretta delle manifestazioni, ma la possibilità che contenuti capaci di esasperare il clima vengano rilanciati per accrescere il disordine.
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La rete può amplificare il caos
Tra i profili osservati figurano soprattutto account vicini alla Russia, insieme a blogger e pagine riconducibili all’Iran e all’Algeria. Secondo gli elementi finora valutati, questi soggetti potrebbero avere contribuito alla diffusione dei messaggi senza aver organizzato direttamente le proteste.
L’attenzione si concentra quindi sul ruolo esercitato dalla circolazione dei contenuti. L’obiettivo ipotizzato dagli investigatori sarebbe aumentare la visibilità delle tensioni, favorire la loro propagazione e rendere più difficile distinguere tra mobilitazioni spontanee e campagne costruite per alimentare il conflitto.
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Bruxelles verifica le interferenze straniere
Le verifiche dell’Unione Europea riguardano possibili operazioni di influenza condotte in rete da soggetti stranieri e campagne di disinformazione collegate alle proteste in Francia, Italia e in altri Paesi membri. L’indagine è stata avviata mentre diversi governi nazionali stanno svolgendo controlli paralleli.
Un funzionario europeo, ascoltato dal Financial Times, ha avvertito: «È possibile che campagne di disinformazione di Mosca e non solo siano in corso, ma non dovrebbero essere aiutate algoritmicamente». La frase richiama anche il possibile ruolo dei sistemi di raccomandazione nel dare maggiore diffusione a messaggi capaci di esasperare le tensioni sociali.
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