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Attualità 4 min di lettura35 min fa

Dazi e rotte a rischio: la Thailandia punta sull’Europa

Il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow indica il 2026 come possibile svolta per l’intesa commerciale con l’Unione europea e apre a nuove cooperazioni con l’Italia.

Il negoziato tra Thailandia e Unione europea per un accordo di libero scambio potrebbe arrivare alla stretta finale entro la fine del 2026, con l’obiettivo di firmare l’intesa nel 2027. A indicare questa tabella di marcia è Sihasak Phuangketkeow, vicepremier e ministro degli Esteri thailandese, che vede nell’Europa un partner decisivo per ridurre la dipendenza da un sistema commerciale sempre più segnato da dazi e rivalità geopolitiche.

Durante una missione diplomatica a Roma, il ministro ha collegato il possibile accordo anche alla necessità di rafforzare la sicurezza delle rotte marittime e di ampliare la collaborazione economica con l’Italia. Tra i settori considerati più promettenti figurano le ferrovie, il trasporto pubblico, l’intelligenza artificiale, i centri dati, il digitale e l’energia pulita.

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Il negoziato entra nella fase decisiva

Secondo Phuangketkeow, i colloqui tra Bangkok e Bruxelles hanno già superato gran parte degli ostacoli. Il contesto internazionale, caratterizzato dall’aumento delle barriere commerciali e dall’indebolimento delle regole multilaterali, dovrebbe però spingere le parti ad accelerare.

“Stiamo entrando nella fase finale”, ha dichiarato il ministro parlando dei negoziati. La Thailandia considera l’Asean una delle aree più interessanti per investimenti e scambi, mentre l’Unione europea sta cercando nuovi interlocutori, compresi il Mercosur e altri Paesi asiatici.

L’intesa viene quindi inserita in una strategia più ampia di diversificazione. Bangkok punta a concludere il percorso entro il 2026 e a procedere alla firma l’anno successivo, in un momento in cui la competizione tra grandi potenze rende più importante la costruzione di reti commerciali alternative.


L’Italia può giocare un ruolo

Le relazioni tra Italia e Thailandia hanno alle spalle quasi 160 anni di storia e, secondo il ministro, possono essere rilanciate attraverso nuovi ambiti di collaborazione. Bangkok intende valorizzare la propria posizione nell’Indo-Pacifico: la Thailandia è la seconda economia dell’Asean e può fungere da collegamento verso il resto del Sud-est asiatico.

Il Paese sta modificando la propria struttura produttiva. Accanto ad agricoltura, industria alimentare, turismo, settore automobilistico ed elettronica, stanno crescendo l’economia digitale e quella verde. Negli ultimi anni sono inoltre aumentati gli investimenti nelle nuove industrie, con una quota rilevante destinata ai centri dati e alle filiere legate all’intelligenza artificiale.

Phuangketkeow individua nell’Italia un possibile partner soprattutto per le infrastrutture. Le competenze italiane nel comparto ferroviario e nel trasporto pubblico potrebbero sostenere il programma thailandese di potenziamento della mobilità, mentre creatività, tecnologie avanzate, trasformazione digitale ed energia pulita rappresentano altri terreni di interesse.


Le rotte marittime sotto pressione

La crisi in Medio Oriente ha riportato l’attenzione sui passaggi obbligati che collegano Europa e Asia. Per il ministro, la vulnerabilità di questi snodi è diventata evidente non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche per gli effetti sull’approvvigionamento di petrolio e gas e sull’andamento dei prezzi.

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“Dobbiamo lavorare insieme per garantire il rispetto del diritto internazionale”, ha affermato, richiamando in particolare la libertà di navigazione e il diritto di passaggio inoffensivo. L’incertezza sulla durata e sull’esito del conflitto rende, a suo giudizio, necessario un coordinamento più stretto tra Unione europea e Asean.

La cooperazione dovrebbe riguardare anche altri corridoi strategici, oltre allo Stretto di Hormuz. L’obiettivo è proteggere la continuità degli scambi in una fase nella quale le tensioni regionali possono ripercuotersi rapidamente sulle catene di fornitura globali.


Bangkok cerca il dialogo regionale

Sul rapporto con la Cambogia, il ministro ha riconosciuto l’esistenza di tensioni culminate anche in scontri tra le forze armate dei due Paesi. Il cessate il fuoco viene considerato un’occasione per ricostruire le relazioni e affrontare le divergenze attraverso un percorso pacifico, con un impegno richiesto a entrambe le parti.

Phuangketkeow ha sottolineato che i contrasti bilaterali non dovrebbero compromettere l’intera regione. Thailandia e Cambogia, ha spiegato, possono ancora collaborare in diversi settori, con vantaggi condivisi e ricadute positive per il Sud-est asiatico.

Più complessa resta la situazione del Myanmar, alle prese da cinque anni con una profonda instabilità interna. Bangkok auspica un ritorno alla pace e invita ad aprire un confronto con i gruppi etnici, comprese le organizzazioni armate, e con l’opposizione democratica.

Le elezioni organizzate dai militari sono state giudicate imperfette da molti osservatori, ma il ministro ritiene che non sia realistico chiedere al Paese di tornare continuamente alle urne. La priorità indicata è ora l’avvio di un processo politico: la Thailandia, ha osservato, può incoraggiare il dialogo, ma la soluzione dovrà essere trovata dagli stessi protagonisti del conflitto.


Un mondo con poteri più diffusi

Nel bilancio del ministro, l’Europa conserva un ruolo importante, ma deve confrontarsi con un cambiamento degli equilibri globali. La crescita economica e l’influenza politica si stanno distribuendo in modo più ampio, con un peso crescente dell’Asia e delle altre aree emergenti.

Phuangketkeow ha descritto questa trasformazione senza presentarla come una contrapposizione tra un modello migliore e uno peggiore. Il punto, secondo la sua analisi, è riconoscere che l’Asia di oggi offre opportunità diverse rispetto al passato e che l’Europa dovrà osservarle con maggiore attenzione.

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