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Attualità 4 min di lettura26 min fa

Voto Usa, il piano d’emergenza dei dem: 150 rischi sotto esame

Il Partito democratico prepara squadre legali, osservatori e simulazioni per reagire a possibili pressioni sul voto e allo scrutinio del 3 novembre

Ricorsi già pronti, osservatori nei punti più delicati e squadre legali pronte a partire con pochissimo preavviso: il Partito democratico statunitense sta costruendo una struttura autonoma per difendere le operazioni elettorali del 3 novembre e le fasi successive di conteggio e certificazione. L’iniziativa nasce dai timori legati a possibili interventi dell’amministrazione Donald Trump e punta a reagire rapidamente a eventuali contestazioni o interferenze.

Il lavoro non si limita alla preparazione politica. I Democratici hanno esaminato più di 150 situazioni considerate rischiose, coinvolgendo esperti ed ex funzionari in esercitazioni riservate. L’obiettivo è capire in anticipo quali strumenti utilizzare se il voto venisse ostacolato o se alcune autorità tentassero di modificare le procedure nei singoli Stati.

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Gli avvocati sono pronti a partire

La macchina giuridica del partito è già operativa. Elias Law Group, principale studio legale di riferimento per i Democratici, ha avviato 85 procedimenti in 41 Stati e ha predisposto documenti da depositare con urgenza davanti ai tribunali nel caso di sequestri delle schede, blocchi delle operazioni o altri interventi ritenuti illegittimi.

Le squadre legali potrebbero essere inviate in pochi minuti nei territori interessati da una crisi. Aria Branch, socia di Elias Law Group, ha spiegato alla Cnn che i professionisti sono organizzati per essere dislocati rapidamente in presenza di una minaccia o di una controversia imminente: «In pratica, abbiamo le valigie operative pronte per partire immediatamente».

Anche il personale civile avrà un ruolo sul campo. Osservatori ed esaminatori saranno collocati nei seggi considerati più esposti e nei centri dove verranno conteggiati i voti, con il compito di registrare anomalie e possibili pressioni politiche in tempo reale.


Le ipotesi più temute dai Democratici

Tra gli scenari analizzati figura l’impiego vicino ai seggi di agenti del Department of Homeland Security, della Guardia Nazionale o dell’Immigration and Customs Enforcement. Secondo i Democratici, la presenza di queste forze potrebbe intimidire alcuni elettori o scoraggiarli dal partecipare al voto. L’opposizione sostiene che, salvo circostanze eccezionali legate alla difesa da un attacco straniero, un simile intervento sarebbe contrario alla legge.

Un’altra eventualità riguarda la diffusione di filmati falsi creati con l’intelligenza artificiale. Contenuti di questo tipo potrebbero simulare brogli, diventare virali e alimentare richieste di intervento straordinario da parte degli Stati, fino all’annullamento di schede considerate irregolari. I Democratici temono inoltre che un presunto attacco informatico straniero venga usato come motivo per requisire schede e materiali elettorali.

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Chuck Schumer, attraverso il proprio ufficio stampa, ha sostenuto che le esercitazioni non sono servite soltanto a esaminare le minacce più evidenti, ma anche a individuare vulnerabilità meno prevedibili. «I cittadini americani possono riporre fiducia nel fatto che siamo straordinariamente pronti», ha affermato nella nota diffusa dopo una richiesta di commento.


Una rete che coinvolge la società civile

La strategia è stata messa a punto anche con organizzazioni esterne al partito. L’American Civil Liberties Union ha destinato 25 milioni di dollari all’operazione “Election Safeguarding”, ha formato oltre 10.000 volontari e ha organizzato più di 25 esercitazioni concentrate soprattutto nei sette Stati ritenuti decisivi.

Deirdre Schifeling, attivista dell’American Civil Liberties Union, ha ribadito che ogni cittadino autorizzato a votare deve poterlo fare senza pressioni e vedere rispettato il risultato. «Intimidire gli elettori è illegale, punto», ha dichiarato, aggiungendo che la presenza di militari o agenti con quello scopo costituirebbe una violazione della legge.

Nel corso del 2026, il piano ha già trovato appoggio in alcune decisioni giudiziarie. Le corti d’appello e la Corte Suprema hanno respinto diversi tentativi di cambiare le regole sul voto per corrispondenza, mentre numerose denunce federali mirate a ottenere dalle autorità centrali registri elettorali statali riservati sono state archiviate.


La Casa Bianca respinge l’allarme

L’amministrazione Trump ha reagito accusando l’opposizione di alimentare timori privi di fondamento per distogliere l’attenzione dalle proprie proposte sull’integrità elettorale. I portavoce presidenziali hanno difeso il Save America Act, provvedimento che punta a rendere più severi i requisiti di identificazione attraverso l’obbligo di presentare un documento fotografico valido e intende impedire il voto ai cittadini non americani.

La Casa Bianca ha inoltre negato di avere piani per inviare agenti dell’Immigration and Customs Enforcement o altre forze federali nei seggi. Secondo l’amministrazione, le ipotesi circolate sull’impiego di uomini armati durante le operazioni elettorali sarebbero soltanto una ricostruzione politica dei Democratici.

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