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Attualità 4 min di lettura11 min fa

Weidel sfida Bruxelles: il piano AfD per ridisegnare l’Europa

La leader dell’AfD propone meno poteri alle istituzioni comunitarie, più autonomia per gli Stati e un possibile referendum tedesco in caso di mancata riforma

Ridurre il peso di Bruxelles, restituire competenze ai governi nazionali e preparare, se necessario, un referendum sulla permanenza della Germania nell’Unione europea. È la linea indicata da Alice Weidel a Strasburgo, dove la co-presidente di Alternative für Deutschland ha presentato il progetto con cui il partito punta a trasformare l’assetto comunitario a partire dal 2029.

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Weidel punta sulla sovranità nazionale

Secondo Weidel, l’Unione non garantisce più sufficiente benessere, sicurezza e capacità decisionale ai cittadini europei. La leader dell’AfD ha collegato inflazione, perdita del potere d’acquisto, frontiere non adeguatamente controllate e tensioni sociali a un sistema che, a suo giudizio, avrebbe bisogno di un radicale cambio di direzione.

Il progetto del partito si fonda su tre parole chiave: sussidiarietà, responsabilità e sovranità. Le decisioni, ha spiegato Weidel, dovrebbero essere adottate al livello più vicino ai cittadini, lasciando ai governi e ai parlamenti nazionali il ruolo centrale. “L’Unione europea, nella sua forma attuale, necessita fortemente di riforme”, ha dichiarato durante la conferenza stampa al Parlamento europeo.

L’AfD considera il 2029, quando si terranno le prossime elezioni europee e federali tedesche, come il possibile momento di avvio della trasformazione. Il partito, che dopo i risultati ottenuti in diverse consultazioni regionali punta a entrare al governo della Germania, ritiene possibile la formazione di una maggioranza europea patriottica e di destra.


Un piano per ridimensionare Bruxelles

Il documento programmatico presentato a Strasburgo prevede, in una prima fase, la rinegoziazione dei Trattati senza un’immediata uscita dall’Unione o dall’euro. L’obiettivo sarebbe però ridurre in modo drastico competenze, bilancio e apparato amministrativo comunitario.

Tra le proposte figurano la sostituzione delle elezioni dirette del Parlamento europeo con rappresentanti designati dai parlamenti nazionali, la trasformazione della Commissione in un organismo con funzioni prevalentemente amministrative e il trasferimento delle principali decisioni alle capitali. Anche la Corte di giustizia dell’Unione europea dovrebbe lasciare spazio a un tribunale arbitrale.

Il piano contempla inoltre un limite alla spesa comunitaria, il congelamento degli organici e la soppressione delle agenzie europee. Berlino potrebbe usare il proprio veto per bloccare nuove fonti di finanziamento dell’Unione, tra cui le entrate derivanti dall’Iva e dalla tassa sulla plastica, qualora Bruxelles non accettasse il percorso di riforma.

In caso di fallimento, il programma non esclude il ricorso a un referendum sulla permanenza della Germania nell’Unione. Sono previste anche deroghe per Berlino in materia di migrazione, fisco, politiche sociali, difesa e debito comune.

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Energia, euro e frontiere nel mirino

Weidel ha criticato il Patto verde europeo, sostenendo che le sue misure possano produrre un forte aumento artificiale dei prezzi. L’AfD contesta in particolare il divieto dei motori a combustione e chiede che siano i produttori a scegliere quali veicoli realizzare e i consumatori a decidere quali acquistare.

La leader tedesca ha rivendicato un’impostazione basata sul libero mercato, sulla riduzione delle imposte e sulla libertà economica. Ha inoltre accusato la Banca centrale europea di aver favorito, negli ultimi quindici anni, dinamiche inflazionistiche e bolle finanziarie che avrebbero ridotto il potere d’acquisto e spinto gli investimenti fuori dall’Unione.

Nel documento compare anche la richiesta di maggiore peso per le economie più grandi dell’area euro nelle decisioni della Banca centrale europea, insieme al rifiuto dell’euro digitale. L’AfD denuncia inoltre il rischio di una crisi del debito sovrano e chiede di interrompere la crescita dell’indebitamento pubblico, considerato dannoso soprattutto per le generazioni più giovani.

Sul controllo delle frontiere, la posizione è ancora più netta. “Schengen è finito, Schengen non funziona più”, ha affermato Weidel, sostenendo che gli Stati debbano poter riprendere pienamente la gestione dei confini se l’Unione non è in grado di proteggerli. Da qui la proposta di uscire dall’area di libera circolazione e di ottenere deroghe nazionali sulle politiche migratorie.


Ucraina, la richiesta di un cambio di linea

Nel passaggio dedicato alla guerra in Ucraina, Weidel ha rivendicato un approccio definito pragmatico. A suo avviso, poiché ogni conflitto prima o poi termina con la pace, l’Unione avrebbe dovuto impegnarsi maggiormente in questa direzione dal 2022.

La dichiarazione si inserisce nella più ampia critica dell’AfD alle scelte dell’Unione europea, accusata dal partito di aver ampliato troppo le proprie competenze e di non rispettare sempre le regole stabilite dai Trattati. Per Weidel, la combinazione nella Commissione di poteri esecutivi e d’iniziativa legislativa rappresenta un errore istituzionale da correggere.

A margine del piano europeo, Weidel ha infine espresso un giudizio positivo sulla candidatura di Roberto Vannacci, definendola “la scelta migliore”.

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