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Attualità 3 min di lettura19 min fa

Guerra in Ucraina, si riapre il tavolo: il piano per novembre

Mosca valuta nuovi colloqui con Washington e Kiev, mentre Zelensky propone di fermare i combattimenti lungo l’attuale linea del fronte.

Il congelamento delle posizioni militari potrebbe diventare il primo passo per interrompere i combattimenti in Ucraina. Volodymyr Zelensky ha rilanciato questa ipotesi mentre da Mosca arrivano segnali di apertura alla ripresa dei negoziati con Kiev e Washington, forse già a novembre.

Anche Donald Trump ha mostrato ottimismo sulla possibilità di arrivare a una svolta. Restano però irrisolti i nodi più delicati: i territori contesi, le garanzie di sicurezza e il ruolo dell’Ucraina nelle eventuali trattative tra le grandi potenze.

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Zelensky punta sul fronte congelato

In un’intervista televisiva, il presidente ucraino ha indicato il blocco dell’attuale linea del fronte come una soluzione concreta per fermare l’escalation. «Dobbiamo congelare il fronte e credo che questa sia la strada concreta per mettere fine alla guerra», ha dichiarato, collegando questa misura alla possibilità di un cessate il fuoco.

Zelensky ha inoltre confermato la disponibilità di Kiev a partecipare rapidamente a un nuovo incontro trilaterale con Russia e Stati Uniti. Secondo il presidente, l’obiettivo sarebbe definire un’agenda comune, avvicinare la fine delle ostilità e creare le condizioni per un successivo confronto diretto tra i leader.

Il capo dello Stato ucraino ha spiegato che le date non sono ancora state fissate, ma che i gruppi di lavoro dovranno occuparsi proprio della preparazione dell’ordine del giorno. La parte americana, secondo quanto riferito da Zelensky, spingerebbe per convocare il vertice nel più breve tempo possibile.


Mosca riapre alla mediazione Usa

L’apertura russa è emersa dopo un colloquio durato più di tre ore tra Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato di Trump, a San Pietroburgo. Alla riunione ha preso parte anche Kirill Dmitriev, rappresentante del Cremlino per gli investimenti esteri, mentre Jared Kushner avrebbe partecipato a distanza.

Yuri Ushakov, consigliere di Putin, ha riferito che il presidente russo avrebbe manifestato una disponibilità di principio a riprendere il formato trilaterale con Stati Uniti e Ucraina. L’ipotesi discussa indica il 10 novembre come possibile data di partenza, con un’agenda incentrata sul futuro sistema di sicurezza per Mosca e Kiev dopo la conclusione del conflitto.

Tra le sedi valutate figura Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Il luogo non è ancora stato scelto e, secondo Ushakov, l’incontro potrebbe comunque essere collocato a metà novembre. Il consigliere del Cremlino ha descritto con cautela le prospettive: «Non so quanto siamo vicini, ma ci stiamo muovendo in quella direzione».

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Le proposte elaborate a Oslo da rappresentanti ucraini ed europei, poi sottoposte all’attenzione di Putin da Witkoff, non avrebbero invece convinto Mosca. Ushakov ne ha ridimensionato l’utilità, confermando che le distanze sulle condizioni della pace restano ampie.


Trump guarda alla svolta diplomatica

Il presidente americano ha espresso una valutazione più fiduciosa rispetto al consigliere russo. «Forse non siamo mai stati così vicini come adesso», ha detto Trump, sostenendo che la guerra si starebbe avvicinando alla conclusione.

Secondo ricostruzioni basate su fonti vicine all’amministrazione statunitense, Trump vorrebbe ottenere un’intesa entro la fine del 2026. Tra gli appuntamenti considerati utili per accelerare i contatti ci sarebbero il vertice dell’Asia-Pacifico previsto a Shenzhen a novembre e il G20 di dicembre.

Ushakov ha anche parlato della possibile organizzazione di un incontro tra Trump, Putin e Xi Jinping durante il vertice dell’Asia-Pacifico. Il progetto, tuttavia, non sarebbe ancora stato confermato e resta legato alla definizione del programma dell’appuntamento internazionale.

L’amministrazione americana potrebbe aumentare la pressione su Kiev per favorire un accordo con Mosca, anche in vista delle elezioni parlamentari di metà mandato del 3 novembre. Questa prospettiva alimenta le preoccupazioni in Ucraina e tra alcuni alleati occidentali, timorosi che il futuro del Paese venga discusso senza una partecipazione diretta delle autorità ucraine.

A Kiev si teme inoltre che un’intesa imposta dall’esterno possa trasformarsi in una rinuncia forzata, più che in un negoziato tra parti. Il rischio paventato dagli alleati è che un confronto tra le principali potenze finisca per ridisegnare gli equilibri internazionali attraverso nuove sfere d’influenza.

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