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Attualità 2 min di lettura32 min fa

Marmellata e birra sotto minaccia: il ricatto da 100mila euro arriva in aula

Le indagini sono partite da minacce rivolte a un maneggio e hanno collegato episodi diversi fino all’imputato triestino David Sirca.

Una rete privata virtuale e una serie di messaggi intimidatori avrebbero permesso agli investigatori di collegare episodi apparentemente distinti. Al centro dell’inchiesta c’è David Sirca, 51 anni, di Trieste, ora imputato per tentata estorsione ai danni di più aziende.

Le verifiche dei carabinieri erano iniziate dopo la denuncia della titolare di un maneggio. La donna aveva ricevuto comunicazioni in cui si minacciava di avvelenare i cavalli se non fosse stato consegnato del denaro. Da quell’indagine gli investigatori sarebbero risaliti alla VPN usata dall’uomo e ai messaggi inviati anche a società del Veronese.

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Anche la birra finisce nel mirino

Tra le imprese coinvolte figura la Martinelli di Villafranca. Stando alla ricostruzione dell’accusa, da un indirizzo di posta elettronica diverso sarebbero partite tre comunicazioni con una richiesta di 30mila euro.

Il mittente sosteneva di avere inserito topicida in alcune bottiglie di birra collocate in un punto vendita della catena e avvertiva che avrebbe potuto ripetere l’azione. L’episodio sarebbe avvenuto pochi giorni dopo le minacce rivolte alla Zuegg.


Il video riaccende l’allarme Zuegg

L’azienda veronese, produttrice di confetture e altri alimenti, avrebbe ricevuto tre messaggi firmati con il nome Alessio Ferrari. La somma pretesa era di 100mila euro, in cambio della promessa di non manomettere i vasetti destinati alla vendita.

Dopo il mancato pagamento, secondo l’accusa, sarebbero arrivate altre due email. In una di queste si affermava che un barattolo era stato contaminato in un supermercato Conad della Val di Fassa, in Trentino. A corredo del messaggio sarebbe stato trasmesso un filmato: una persona comprava una confezione, la apriva, ne prelevava parte del contenuto, aggiungeva una sostanza velenosa e cercava poi di richiuderla ripristinando la sigillatura.

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I supermercati ritirano i prodotti

La segnalazione aveva indotto il punto vendita a rimuovere i vasetti dagli scaffali. Anche altre catene della grande distribuzione, allertate dalle minacce, avevano adottato misure analoghe, con ripercussioni economiche rilevanti per la società.

Silvano Groppi, legale rappresentante di Zuegg, ha riferito in tribunale che l’impresa era stata posta davanti alla scelta tra il pagamento e il rischio di vedere prodotti contaminati nei supermercati. «Avevamo ricevuto delle mail in cui ci veniva intimato di pagare delle somme di denaro importanti se non volevamo che finissero nei supermercati dei vasetti di marmellata Zuegg avvelenati», ha dichiarato durante l’udienza.


Il procedimento prosegue in tribunale

L’udienza del 20 ottobre, davanti al giudice Luciano Gorra, ha segnato l’ascolto di alcuni testimoni, tra cui Groppi, che aveva presentato denuncia ai carabinieri. Sirca deve rispondere delle contestazioni formulate dalla procura, mentre il processo dovrà chiarire il ruolo avuto nei diversi episodi.

Le prossime udienze serviranno a esaminare ulteriori elementi dell’inchiesta e a verificare i collegamenti tra le email, i filmati e le minacce rivolte alle aziende. Fino alla conclusione del procedimento, ogni responsabilità dovrà essere accertata in sede giudiziaria.

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