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Attualità 1 min di lettura23 min fa

Schengen sotto accusa: la proposta di Alice Weidel sui confini

La leader di Alternative für Deutschland chiede agli Stati di riprendere il controllo delle frontiere e ipotizza l’uscita dall’accordo europeo.

Uscire da Schengen e affidare ai singoli Paesi la protezione dei propri confini: è questa la linea indicata da Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland, durante una conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo. La proposta nasce, secondo la politica tedesca, dall’incapacità dell’Unione europea di garantire la sicurezza delle frontiere esterne.

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Weidel mette in discussione Schengen

Nel suo intervento, Weidel ha sostenuto che la gestione dei confini debba rimanere una competenza degli Stati sovrani. «Se l'accordo di Schengen non funziona più, dobbiamo uscirne e provvedere autonomamente alla difesa delle nostre frontiere», ha dichiarato.

La leader dell’AfD ha quindi indicato una possibile conseguenza politica del fallimento europeo: i singoli governi dovrebbero poter bloccare le decisioni comuni e scegliere di non partecipare più a quello che ha definito un sistema caotico e privo di ordine. A suo giudizio, l’Europa non starebbe rispettando alcuni dei compiti fondamentali previsti dai trattati.

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La linea dura sui migranti

Il partito di Weidel collega la difesa dei confini anche al tema dell’immigrazione. La politica tedesca ha affermato di non voler vedere gli europei perdere la propria identità a causa di persone arrivate dall’estero e accusate di creare disordine nei Paesi di destinazione.

Nel passaggio più duro del discorso, la leader di Alternative für Deutschland ha sostenuto che queste persone non debbano essere accolte: «Devono essere trattenute e, successivamente, espulse». La posizione è stata espressa nel corso dell’incontro con la stampa a Strasburgo, dove Weidel ha ribadito la necessità di una gestione nazionale delle frontiere qualora il sistema europeo non fosse in grado di proteggerle.

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