Napoli, cuccioli malati e pedigree falsi: quattro negozi sotto accusa
L’inchiesta coinvolge quattro punti vendita tra Napoli e Torre Annunziata: contestati maltrattamenti, frodi, riciclaggio e circa 50 presunte truffe ai clienti.
Un cucciolo trovato in fin di vita per strada ha portato gli investigatori a ricostruire una rete di vendita di cani di piccola taglia ritenuti malati, privi di documenti regolari e spesso presentati come animali di razza senza esserlo. L’indagine della Procura di Napoli riguarda i titolari di quattro negozi tra il capoluogo campano e Torre Annunziata, già finiti al centro dell’attenzione televisiva.
Secondo l’accusa, i clienti sarebbero stati conquistati attraverso inserzioni in rete e sui social, con offerte per chihuahua, spitz, maltesi, chow chow e barboncini descritti come esemplari certificati o “mini toy”. Al momento della vendita, però, sarebbero mancati certificazione sanitaria, microchip, vaccinazioni e pedigree riconosciuto dall’ENCI.
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Le accuse sui cuccioli venduti
L’ordinanza, composta da circa mille pagine, ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata a maltrattamenti, uccisione di cuccioli, truffa, frode nell’esercizio del commercio, riciclaggio e svolgimento abusivo di attività veterinarie. Nel fascicolo vengono inoltre contestate circa 50 presunte truffe ai danni degli acquirenti.
Gli animali, stando alla ricostruzione investigativa, arrivavano soprattutto dall’Ungheria in età troppo precoce. La separazione dalle madri, l’assenza di un adeguato svezzamento e le condizioni igieniche dei luoghi di detenzione avrebbero compromesso le loro difese immunitarie, favorendo malattie gravi dopo la consegna ai clienti.
Per mascherare i sintomi e mantenerli esposti nei negozi, i cuccioli sarebbero stati sottoposti a trattamenti con antibiotici e antinfiammatori. Le perizie condotte dagli specialisti del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Napoli Federico II sui resti degli animali recuperati hanno indicato patologie come parvovirosi, cimurro e parassitosi da Giardia.
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Documenti irregolari e clienti senza tutela
Ai compratori sarebbe stato consegnato, in alcuni casi, un attestato senza validità oppure sarebbe stata promessa una documentazione mai trasmessa. I pagamenti avvenivano in contanti o tramite ricariche su schede intestate a prestanome, senza ricevuta, rendendo più difficile ricostruire le singole transazioni.
Quando gli acquirenti denunciavano problemi di salute, sesso diverso da quello indicato, assenza della razza promessa o morte dell’animale, i venditori avrebbero respinto le richieste di rimborso. In altri casi, secondo gli investigatori, avrebbero messo in discussione il parere dei veterinari scelti dalle famiglie o proposto un nuovo cucciolo chiedendo altro denaro.
Sequestri dopo il primo ritrovamento
L’indagine è partita dal recupero di un cane agonizzante abbandonato in strada. Gli accertamenti del presidio veterinario dell’Asl hanno rilevato gravi malattie e deficit del sistema immunitario; l’auto utilizzata per lasciare l’animale è stata poi collegata ad altre segnalazioni analoghe.
I carabinieri del Nucleo Cites di Napoli hanno disposto il sequestro preventivo di 43.000 euro. Nei quattro esercizi sono stati sottoposti a vincolo anche gli animali presenti, i medicinali veterinari, gli impianti di videosorveglianza e la documentazione sanitaria e fiscale. Il Nucleo Cites opera per la tutela delle specie protette in base alla Convenzione di Washington del 1973.
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