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Attualità 3 min di lettura22 min fa

Libertà sotto pressione: Mattarella indica il rischio dei monopoli digitali

Dal richiamo a Einaudi alla dipendenza europea da satelliti e intelligenza artificiale, il capo dello Stato lega concorrenza, democrazia e futuro dei giovani.

La concentrazione del potere economico non è soltanto una questione di mercato: può incidere sulla libertà dei cittadini e sulla capacità delle istituzioni di governare trasformazioni decisive. È questo il filo conduttore dell’intervento di Sergio Mattarella al Quirinale, durante la cerimonia dedicata ai Cavalieri del Lavoro.

Il presidente della Repubblica ha richiamato la lezione di Luigi Einaudi per mettere in guardia dalle ambizioni dei grandi gruppi tecnologici e dai rischi legati al controllo privato di infrastrutture strategiche. La risposta, secondo Mattarella, non può essere affidata ai singoli Stati: la dimensione necessaria è quella dell’Unione europea.

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La libertà passa dalla concorrenza

Nel suo discorso Mattarella ha sostenuto che “il controllo dei monopoli è libertà”, riprendendo una battaglia condotta nel 1947 da Einaudi all’Assemblea Costituente. L’economista e futuro presidente della Repubblica proponeva di impedire alla legge di favorire la nascita di monopoli e di sottoporre a controllo pubblico quelli già esistenti.

Quella proposta, ha ricordato Mattarella, nasceva da una convinzione profondamente liberale. Einaudi considerava infatti i monopoli una causa essenziale di disoccupazione e disuguaglianze, anche se il suo emendamento non venne inserito nella Costituzione. La Carta stabilì comunque limiti all’iniziativa economica privata e ammise la possibilità di trasferire alcune attività alla proprietà pubblica.

Il tema torna oggi con caratteristiche che i Costituenti non avrebbero potuto prevedere. Un monopolio coincide con il dominio di un’unica impresa sull’offerta di un bene o di un servizio, ma pericoli analoghi possono emergere quando il mercato è nelle mani di pochi operatori molto potenti. In questi casi, la capacità di fissare prezzi, condizioni e regole può ridurre la concorrenza e trasformare una forza economica in influenza politica.


L’Europa è il vero banco di prova

Il capo dello Stato ha rivolto il suo monito ai “cosiddetti magnati”, descritti come soggetti poco disposti ad accettare le regole nazionali e sovranazionali. Il riferimento riguarda soprattutto settori come le comunicazioni satellitari e l’intelligenza artificiale, ormai entrati nella vita quotidiana e destinati a incidere sull’accesso a servizi fondamentali.

La dipendenza da Starlink, società del gruppo SpaceX di Elon Musk, mostra la portata concreta del problema. Nel campo delle comunicazioni satellitari l’Europa non dispone ancora di un’alternativa equivalente, una debolezza emersa con particolare evidenza nel sostegno all’Ucraina. La distanza resta significativa anche nella produzione di semiconduttori e nei servizi informatici a distanza.

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L’intelligenza artificiale richiede inoltre enormi centri di calcolo, costosi e fortemente energivori, oggi controllati in larga misura da imprese statunitensi. Chi governa queste infrastrutture può condizionare l’accesso al mercato di migliaia di aziende, dal grande gruppo al piccolo esercente.

L’Unione europea ha già adottato norme sulla concorrenza e il regolamento sui mercati digitali, che impone obblighi specifici alle piattaforme più grandi. Tuttavia, la rapidità dell’innovazione e il peso finanziario raggiunto dai nuovi comparti rendono insufficiente una risposta limitata ai controlli amministrativi. Per Mattarella, “la prospettiva, anche quanto a dimensioni, è quella europea”: servono politiche comuni per tutelare la concorrenza e ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero.


Giovani e lavoro al centro

Nel passaggio finale del discorso, la questione dei monopoli si collega alla condizione sociale e alle prospettive delle nuove generazioni. Mattarella ha richiamato l’insicurezza sul futuro, la fuga dei talenti e le fragilità dell’economia italiana, tra salari contenuti e produttività insufficiente.

Il presidente ha anche avvertito che “non è il tempo del ripiegamento, del giardino di casa”, indicando nell’integrazione europea uno strumento per rafforzare competitività, sicurezza e valori democratici. L’isolamento nazionale, in un contesto dominato da tecnologie e capitali globali, rischierebbe di lasciare ancora più spazio ai grandi operatori privati.

La libertà evocata da Mattarella riguarda quindi anche la possibilità di lavorare, creare un’impresa e costruire il proprio percorso senza dipendere dalle decisioni di pochi soggetti dominanti. In questa prospettiva, l’inclusione dei giovani non rappresenta una spesa improduttiva, ma una condizione per la crescita e per la tenuta democratica.

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