Voto anticipato a maggio? La legge elettorale divide il centrodestra
La riforma supera le prime fiducie alla Camera, ma il vero scontro nella maggioranza riguarda il momento in cui gli italiani potrebbero tornare alle urne.
La riforma elettorale non è ancora stata approvata in via definitiva, ma ha già spostato il confronto politico sulla prossima legislatura. L’ipotesi di un voto a maggio, accorpato alle elezioni amministrative, circola con insistenza, anche se nel centrodestra le posizioni restano lontane.
Fratelli d’Italia guarda con interesse alla primavera, mentre Lega, Forza Italia e Noi Moderati preferiscono arrivare alla scadenza naturale della legislatura. La discussione sulla data delle elezioni, dunque, rischia di diventare più divisiva della stessa approvazione della legge.
Il centrodestra si divide sulla primavera
Per Fratelli d’Italia il calendario delle amministrative potrebbe trasformarsi in un’occasione politica da sfruttare. Il voto coinvolgerà città considerate strategiche, tra cui Roma, Milano, Napoli e Bologna: un’eventuale serie di sconfitte del centrodestra potrebbe condizionare il clima in vista delle politiche.
L’accorpamento delle consultazioni permetterebbe di evitare due campagne elettorali ravvicinate e di affrontare subito il confronto nazionale. Lucio Malan, capogruppo di FdI al Senato, aveva sostenuto apertamente la possibilità di votare a maggio. In seguito, però, Giovanni Donzelli ha ridimensionato l’ipotesi, assicurando che «la legislatura arriverà alla fine» e che il voto si terrà a novembre. Secondo Donzelli, il dibattito sull’anticipo sarebbe stato «travisato e forzato».
La Lega chiede invece di completare prima il percorso sull’Autonomia differenziata. Massimiliano Romeo, presidente dei senatori leghisti, ha affermato: «Solo dopo aver concluso l’iter sull’autonomia differenziata si possono fare ipotesi di elezioni anticipate». Roberto Calderoli, inoltre, ha prospettato tempi ancora lunghi per chiudere le intese con le Regioni interessate.
Forza Italia ha espresso una contrarietà ancora più netta all’anticipo. Antonio Tajani si è detto «favorevole ad arrivare alla fine della legislatura», mentre Roberto Occhiuto ha raccontato di aver suggerito a Giorgia Meloni di «prendersi tutto il tempo» disponibile. L’obiettivo, secondo questa linea, sarebbe portare a compimento alcune misure economiche da presentare agli elettori come risultati dell’azione di governo. Sulla stessa posizione si colloca Maurizio Lupi per Noi Moderati.
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La riforma supera le prime prove
Nel frattempo, alla Camera il provvedimento ha già incassato due voti di fiducia, con 226 e 227 consensi. La maggioranza si è mostrata compatta anche nel voto palese e le assenze sono state ridotte al minimo, attenuando i timori su possibili defezioni.
Oggi è previsto il terzo voto di fiducia, seguito dall’esame degli ordini del giorno. Domani arriverà il passaggio conclusivo: il voto definitivo a scrutinio segreto. Proprio questa modalità lascia ancora spazio a sorprese, anche se i parlamentari inizialmente più incerti sembrano essersi riallineati dopo l’avvertimento di Meloni, che aveva collegato una bocciatura della riforma alle proprie dimissioni.
L’opposizione continua a contestare il testo e prepara il ricorso alla Corte costituzionale. Ma il possibile ritorno alle urne sta producendo reazioni anche nel centrosinistra: Giuseppe Conte chiede di accelerare sulle primarie, sostenendo che non si possa arrivare a ridosso della campagna elettorale senza aver definito il metodo per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio. Nel Partito democratico prevale invece un atteggiamento più prudente.
Dopo il voto inizia la partita vera
Se domani la legge otterrà l’approvazione parlamentare, il confronto si sposterà immediatamente dal meccanismo elettorale al calendario. La maggioranza dovrà chiarire se l’obiettivo sia accompagnare le amministrative con le politiche in primavera oppure rispettare la scadenza naturale prevista per novembre.
La divergenza riflette interessi diversi all’interno della coalizione. Fratelli d’Italia teme che un risultato negativo nelle principali città possa pesare sul futuro del governo; Lega e Forza Italia puntano invece a completare i rispettivi dossier e a presentarsi agli elettori dopo una legislatura portata a termine. La riforma, ancora prima di diventare legge, ha così aperto il confronto sulla composizione della prossima maggioranza.
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