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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Violenza invisibile, dagli operai agli scomparsi nel mondo

Un racconto personale collega lavoro, repressione politica, guerre civili e migrazioni alla violenza meno riconoscibile

Il racconto attraversa luoghi e momenti diversi per mostrare le forme di violenza che spesso rimangono fuori dallo sguardo pubblico. Dalle fabbriche italiane alle dittature sudamericane, il filo conduttore è la sofferenza esercitata anche senza armi o gesti immediatamente visibili.

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Il lavoro come luogo di violenza

La memoria dell’autore parte dal padre, partigiano nella zona della Vecchia Cento Croci con la banda di Richetto. Il suo nome di battaglia era Kent e, pur partecipando alla Resistenza, aveva scelto di non possedere un’arma. In seguito aveva lavorato in una fornace di Sestri Levante, dove il calore dei forni faceva svenire gli operai e i mattoni refrattari provocavano lesioni alle mani.

Anni dopo, la stessa esperienza è riemersa in una fabbrica. L’occupazione dello stabilimento è stata seguita dal trasferimento della produzione a Serravalle, nel basso Piemonte, in una fase segnata dall’avvicinamento del sindacato al potere. La Laminatoi di Metalli Industriale, conosciuta come LMI, è diventata una multinazionale e i lavoratori trasferiti hanno finito per abbandonare i lunghi spostamenti quotidiani. La perdita del lavoro e della rappresentanza sindacale si è consumata senza una violenza spettacolare, ma con conseguenze concrete sulle loro vite.


Repressione e guerre civili

Il viaggio personale prosegue con la repressione subita dai giovani e dagli oppositori politici in Costa d’Avorio, quindi con la guerra sporca in Argentina. Il ricordo comprende i familiari degli scomparsi: figli, mogli, fratelli, sorelle e madri che hanno chiesto «Mai più» per chi è stato torturato o gettato in mare. Il testo collega quelle persecuzioni all’operazione Condor e al golpe cileno contro il presidente socialista Salvador Allende, eletto dal popolo.

In Liberia, durante la fase conclusiva della guerra civile, la violenza è apparsa nella paura della popolazione, negli sfollamenti e nella presenza di giovani e bambini costretti a combattere. A segnare quelle persone sono state anche promesse di un futuro che non si è mai realizzato nei tempi annunciati.

Un’altra immagine arriva dal cimitero di Waldheim, a Chicago. Su una stele sono riportate le parole di Augustin Spies, uno dei sindacalisti anarchici impiccati nel 1887 dopo un processo basato su accuse false: «Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più potente delle voci che oggi strangolate». L’autore racconta di aver incontrato quel silenzio anche nel carcere di Marassi, durante il servizio come volontario al fianco del cappellano, e successivamente negli istituti penitenziari della Liberia e del Niger.

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Migranti e potere istituzionale

Nel Niger, la condizione di migranti, rifugiati e richiedenti asilo è descritta come un altro volto della violenza. Il controllo esterno delle frontiere ha accompagnato la diffusione di parole che associano la persona in movimento a un’irregolarità o a un reato: migrante, clandestino, illegale e criminale diventano così parte dello stesso linguaggio.

Il testo ricorda anche l’azione di gruppi armati legati a diverse correnti ideologiche e religiose, alcuni dei quali hanno giustificato la violenza attraverso interpretazioni mortali dell’Islam. La chiusura di migliaia di scuole, l’abbandono dei terreni agricoli, l’incendio dei granai e il timore di nuovi attacchi hanno segnato il Paese, governato dai militari dal 2023.

A questo tema viene accostato l’articolo 35 della Costituzione francese del 1793, secondo cui «quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri». Il riferimento è alla possibilità di reagire alla violenza evidente, ma anche di riconoscere quella esercitata da strutture e istituzioni.

Nel ragionamento citato dal testo, il giurista spagnolo Miguel Herrero de Miñón sostiene che l’Unione Europea sia nata senza un popolo comune e abbia quindi conservato soprattutto il potere istituzionale. L’autore contrappone alla violenza resa normale quella immediata e visibile, ma indica anche forme di opposizione non armata, come la scelta compiuta dal padre partigiano.

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