Meteo su Roma.

Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Teatro amatoriale, il fascismo ne moltiplicò le compagnie

Le compagnie sono passate da 113 a 1095 tra 1926 e 1929, sotto il coordinamento dell’Opera Nazionale Dopolavoro.

Durante il fascismo le compagnie filodrammatiche italiane sono aumentate da 113 nel 1926 a 1095 nel 1929, fino a raggiungere quota 2500 nel 1935. Il dato emerge da uno studio dedicato al rapporto tra teatro amatoriale e regime.

Offerta del giorno8 novembre

Samsung NL

-10% su TV e audio da Samsung

Scade tra 8 giorni
******


Una crescita sostenuta dal regime

L’espansione è avvenuta attraverso l’Opera Nazionale Dopolavoro, istituita nel 1925, che nella seconda metà degli anni Venti ha promosso concorsi nazionali destinati ai gruppi filodrammatici. Secondo Pierfrancesco Giannangeli, proprio quelle iniziative hanno contribuito a trasformare una realtà già esistente in un movimento organizzato.

Il fascismo ha attribuito alle compagnie non professionistiche una funzione educativa e di orientamento collettivo ritenuta più efficace di quella affidata agli interpreti di mestiere. La rivista “Scenario”, nel 1939, ha definito il teatro un “moderatore di costumi”, sostenendo che i gruppi filodrammatici fossero particolarmente adatti a quel compito.

L’OND ha imposto regole sempre più rigide a un insieme prima frammentato, mentre le risorse economiche destinate al settore sono cresciute in modo consistente. L’aumento delle compagnie ha però creato tensioni con il teatro professionale, già alle prese con la riorganizzazione voluta dal regime e con la crisi del sistema capocomicale.


Le realtà fuori dai circuiti ufficiali

Le restrizioni alla presenza degli attori professionisti nelle rappresentazioni amatoriali si sono irrigidite soprattutto negli anni Trenta. I gruppi hanno comunque trovato ulteriori occasioni di esibizione nei Carri di Tespi e nel Sabato teatrale.

Una parte rilevante dell’attività si è sviluppata nei salotti culturali, nelle associazioni filantropiche e negli ambienti cattolici, in particolare nei teatri d’oratorio. Tra le figure ricordate dallo studio ci sono Liuccia Becker Masoero ed Eva Tea, che ha animato anche la rivista Theatrica.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Le compagnie di ispirazione cattolica hanno mantenuto una maggiore autonomia rispetto alle formazioni laiche, nonostante il conformismo richiesto dall’epoca. La rivendicazione dell’indipendenza riguardava soprattutto i progetti legati all’educazione e alla catechesi.


Una storia ancora poco studiata

Il volume Teatro, amatorialità, fascismo. Storie e problemi 1925-1940, pubblicato da Bulzoni nel 2026, ha ricostruito questa realtà usando documenti d’archivio e studi precedenti. La ricerca, dichiaratamente provvisoria e parziale, è stata condotta nell’ambito del gruppo dell’Università di Roma III diretto da Mirella Schino.

Nonostante la presenza di centinaia di compagnie distribuite in tutto il Paese, il teatro amatoriale del Novecento continua a ricevere un’attenzione limitata. Oggi gran parte delle formazioni fa riferimento all’Unione Italiana Libero Teatro o alla Federazione Italiana Teatro Amatori, le due principali organizzazioni nazionali.

Lo studio segue inoltre i legami tra l’organizzazione fascista e le strutture nate dopo la Liberazione. Dalle ceneri dell’OND è sorto l’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, attivo fino al 1978; al suo interno i Gruppi d’Arte Drammatica hanno sostenuto la ripresa delle attività amatoriali nel dopoguerra.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere