Vino e rischio tumori, l’avvertimento di Garattini: «Meglio i fiori»
Il medico critica l’idea del consumo moderato e chiede maggiore chiarezza sui pericoli legati all’alcol.
In Nuova Zelanda sulle bottiglie di vino compare un avviso diretto: «Questo prodotto è dannoso alla salute». Silvio Garattini usa quell’esempio per mettere in discussione un’abitudine molto diffusa in Italia: offrire una bottiglia quando si è invitati a cena, nonostante il legame tra alcol e tumori.
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Il regalo che divide gli amici
Il fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri osserva che le sigarette possono essere acquistate soltanto in tabaccheria, mentre il vino è disponibile praticamente ovunque. Da qui la sua provocazione: «Molti di noi, quando vengono invitati a cena da amici, porterebbero una stecca di sigarette? Portano cancro omaggiando una bottiglia di vino».
Per Garattini, il gesto potrebbe essere sostituito con alternative prive di quel rischio, come fiori, libri o cioccolatini. Il punto, secondo il medico, è la distanza tra la consapevolezza scientifica sulla pericolosità dell’alcol e il modo rassicurante con cui il suo consumo viene ancora presentato nella vita quotidiana.
Salute frenata dagli interessi economici
L’esperto contesta anche l’assenza di messaggi più netti da parte del ministero della Salute. A suo giudizio, la posizione pubblica potrebbe essere condizionata dal ministero dell’Agricoltura, mentre il comparto delle bevande alcoliche vale oltre 50 miliardi di euro ogni anno e contribuisce al prodotto interno lordo.
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Garattini ricorda che la birra contiene in genere il 4-5 per cento di alcol, il vino il 12-15 per cento e i liquori circa il 40 per cento; aperitivi e digestivi presentano invece gradazioni variabili. Il medico sostiene che, sul piano teorico, l’alcol dovrebbe ricevere un trattamento simile a quello riservato alle sigarette, cosa che oggi non avviene.
Perché il bicchiere «moderato» non basta
In un intervento sul Fatto Quotidiano, Garattini è tornato sull’argomento partendo dall’obiezione più frequente: «Io bevo solo un bicchiere di vino al giorno e quindi il mio rischio è basso». La sua replica riguarda il principio generale con cui viene valutato il pericolo, non la certezza che ogni singola persona sviluppi una malattia.
Secondo il presidente dell’Istituto Mario Negri, la cancerogenicità dell’alcol è ormai accertata. Definire rassicurante la moderazione sarebbe, a suo avviso, un errore concettuale: le organizzazioni impegnate nella tutela della salute indicano infatti che, quando una sostanza è cancerogena, la soglia teorica di esposizione dovrebbe essere pari a zero. Garattini riconosce infine che parlare di vino come prodotto cancerogeno è impopolare in un Paese dove la bevanda è legata alla convivialità e alla tradizione produttiva.
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