3.000Lettori online ora
Attualità 2 min di lettura6 ore fa

Villetta alla figlia, poi la causa: l’«ingratitudine» non basta

Il Tribunale di Lodi ha escluso che la figlia avesse commesso un atto tale da giustificare la restituzione della villetta ricevuta dal padre.

Il Tribunale di Lodi ha escluso che la figlia avesse commesso un atto tale da giustificare la restituzione della villetta ricevuta dal padre. Secondo la giudice Francesca Varesano, la giovane aveva reagito alla scoperta del tradimento paterno e aveva cercato di proteggere la madre, senza agire con l’obiettivo di danneggiare l’uomo.


La sentenza pesa sul contesto familiare

Nella decisione, la magistrata ha sottolineato che la richiesta di riottenere l’immobile non poteva essere valutata isolando alcuni messaggi dal resto della vicenda. La storia familiare, infatti, non era stata riportata dal padre quando aveva chiesto di cancellare la donazione. Per il Tribunale, il comportamento della ragazza era legato alla necessità di assistere la madre in una fase particolarmente difficile.

La separazione dei genitori era stata scelta da entrambi attraverso la negoziazione assistita, dopo che la convivenza era diventata intollerabile. La madre si trovava inoltre in una posizione economica più fragile, mentre il marito disponeva di una pensione più elevata. La figlia aveva quindi chiesto al padre di lasciare l’abitazione per consentire alla donna di affrontare la nuova situazione.


I messaggi dopo la scoperta del tradimento

La contestazione del padre nasceva soprattutto da alcune conversazioni su WhatsApp. In uno dei messaggi la figlia aveva scritto: «Mi fai schifo, ho detto ai tuoi nipoti che sei un uomo di m…». Per l’uomo, quelle parole rappresentavano un’ingiuria abbastanza grave da permettere la revoca prevista dall’articolo 801 del Codice civile.

Il giudice ha però considerato il momento in cui quelle frasi erano state inviate. Poco prima, la madre aveva scoperto che il marito intratteneva da circa vent’anni una relazione extraconiugale, circostanza poi ammessa dallo stesso uomo. La reazione della figlia è stata quindi esaminata alla luce dello shock e del conflitto familiare appena emerso, non come un episodio autonomo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La donazione e il conto delle spese

L’immobile si trova nel Lodigiano e il trasferimento era stato formalizzato davanti a un notaio nel febbraio 2025. Circa un anno più tardi, il padre ha portato la figlia davanti al giudice civile chiedendo di tornare proprietario della villetta, sostenendo che i messaggi ricevuti configurassero «ingratitudine».

La vicenda dell’abitazione aveva però radici precedenti. Nel 2017 la figlia aveva concesso ai genitori un appartamento della provincia di Lodi in comodato gratuito. Dopo la rottura del matrimonio, maturata in seguito alla scoperta della relazione, aveva domandato al padre di trovare un’altra sistemazione, con l’intento di tutelare la madre.

La domanda è stata respinta in primo grado. Oltre a non ottenere la restituzione dell’immobile, l’uomo dovrà versare 4.500 euro per le spese legali sostenute dalla figlia. Nella ricostruzione accolta dal Tribunale, la giovane aveva semplicemente difeso la madre nel pieno della crisi coniugale.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere