Verdi britannici, il voto sul sionismo spacca il partito: Israele reagisce
Il confronto interno ai Verdi britannici si è trasformato in una frattura politica dopo il voto sulla definizione del sionismo.
Il confronto interno ai Verdi britannici si è trasformato in una frattura politica dopo il voto sulla definizione del sionismo. Alla conferenza di Brighton, gli iscritti inglesi e gallesi hanno approvato la mozione con 1.022 voti favorevoli contro 813 contrari: una maggioranza risicata, ma sufficiente a rendere ufficiale la nuova posizione del partito.
La decisione ha provocato la reazione immediata di Israele e ha aperto uno scontro dentro la formazione ecologista. Nel mirino è finito anche Zack Polanski, leader ebreo dei Verdi britannici favorevole alla causa palestinese, inserito dal governo di Benjamin Netanyahu nella propria lista nera.
Una maggioranza che divide i Verdi
Il testo approvato nell’ultima giornata della conferenza sostiene che il sionismo debba essere considerato razzismo. La votazione si è chiusa con uno scarto di 209 preferenze, ma il risultato non ha ricomposto le tensioni tra gli esponenti del partito, già emerse durante il dibattito.
La mozione, infatti, ha spaccato i vertici dei Verdi britannici. Il passaggio da posizione discussa a linea ufficiale della formazione ha alimentato le contestazioni interne e ha attirato le critiche di associazioni e rappresentanti di altri partiti.
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Israele attacca Polanski
La reazione più dura è arrivata dal governo Netanyahu, che ha inserito Zack Polanski nella lista nera e ha bollato la posizione come “antisemitismo”. Il provvedimento politico colpisce il leader dei Verdi nonostante la sua identità ebraica e il suo sostegno alle istanze palestinesi.
La controversia non riguarda quindi soltanto il contenuto della mozione, ma anche le conseguenze per la leadership del partito. Le associazioni hanno espresso la propria rivolta, mentre dagli altri schieramenti sono arrivati messaggi di sdegno, aggiungendo ulteriore pressione sui Verdi britannici.
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