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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Kyjiv sotto le bombe: la scelta che l’Europa non può più rinviare

La visita di Friedrich Merz nella capitale ucraina sfida l’intimidazione di Mosca e riapre il tema di una protezione europea dei cieli.

Quindicimila civili uccisi o feriti nel 2026: è il dato contenuto nell’ultimo rapporto dell’Onu, che registra un aumento del 55 per cento rispetto all’anno precedente. Dietro questa cifra c’è una strategia precisa: colpire la popolazione per indebolire il sostegno alla resistenza ucraina e trasformare la paura in una spinta verso la resa.

In questo scenario, Friedrich Merz ha scelto di recarsi a Kyjiv proprio mentre Mosca invitava nuovamente diplomatici e cittadini stranieri a lasciare la città. Il cancelliere tedesco ha accompagnato la visita con nuovi aiuti militari e misure di sostegno alle infrastrutture energetiche, mandando un segnale politico che ora chiama in causa l’intera Europa.


Merz sfida la minaccia di Mosca

L’avvertimento del ministero degli Esteri russo non riguarda soltanto la possibile intensificazione dei bombardamenti. La sua funzione è anche politica: suggerire che la capitale ucraina stia per diventare un luogo troppo pericoloso per chiunque non voglia accettare la volontà del Cremlino.

La logica implicita è brutale. Ai diplomatici viene indicata una possibile via di fuga, mentre ai milioni di abitanti di Kyjiv viene fatto capire che gli attacchi potrebbero aggravarsi. Mosca tenta così di misurare la solidità del sostegno europeo: vuole capire quando le dichiarazioni di vicinanza si trasformeranno in inviti alla cautela e quando le promesse occidentali cominceranno a pesare più come imbarazzo che come impegno.

Merz ha risposto sostenendo che la sicurezza della Germania si difende anche in Ucraina, perché una macchina bellica russa lasciata senza ostacoli potrebbe rivolgersi in seguito contro altri Paesi europei. La stessa conclusione riguarda l’Italia, la Francia e l’Unione europea nel suo complesso, anche se una parte della politica preferisce ignorarlo.


La difesa aerea è il vero banco di

Per questo, secondo la linea indicata dal cancelliere, il passo successivo non può limitarsi all’aumento delle forniture. Servono più sistemi di intercettazione, missili, munizioni e impianti capaci di produrli, ma l’obiettivo dovrebbe essere anche una difesa aerea europea dei cieli ucraini, con strumenti e personale dei Paesi alleati.

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Una simile scelta potrebbe partire dalla capitale e dalle aree raggiungibili anche attraverso la copertura fornita dai territori confinanti. I rischi esistono e dovrebbero essere discussi apertamente nei parlamenti nazionali, non trasformati automaticamente in un motivo per non agire. Anche consentire a Mosca di devastare le città senza una risposta efficace comporta infatti un pericolo enorme: chiamarlo prudenza non lo rende meno grave.

Colpire ponti, rete energetica e servizi essenziali significa rendere la vita quotidiana sempre più difficile e alimentare il dubbio sul valore dell’amicizia europea. Ogni attacco non contrastato può convincere il Cremlino che la distruzione produca risultati e che un’ulteriore escalation possa spezzare la fiducia degli ucraini.


Kyjiv decide anche il futuro europeo

La posta in gioco supera il destino dell’Ucraina. Una capitale abbandonata dimostrerebbe che l’Europa non è in grado di proteggere gli impegni dai quali dipende la sua stessa sicurezza. Per ottenere una vittoria politica contro i Paesi europei, Vladimir Putin non avrebbe bisogno di occupare l’intero territorio ucraino.

In caso di cedimento, le forze politiche filorusse potrebbero presentare la caduta di Kyjiv come la conferma delle proprie tesi, dopo aver rallentato, limitato o respinto molti pacchetti di aiuti. La crisi ucraina diventerebbe così uno strumento per conquistare consenso, influenza e governi.

La domanda, dunque, non riguarda soltanto quanto a lungo l’Ucraina riuscirà a resistere. Riguarda anche lo spazio che la Russia potrà guadagnare nelle città, nelle istituzioni e nel dibattito politico dell’Europa se la paura continuerà a essere scambiata per una strategia.

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