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Attualità 2 min di lettura48 min fa

Parole di plastica»: la madre di Pamela respinge le scuse di Soncin

In aula l’imputato ha letto un breve messaggio rivolto ai familiari della giovane, ma la madre ha giudicato tardiva e vuota la richiesta di perdono.

Le parole pronunciate in aula da Gianluca Soncin non hanno attenuato il dolore della famiglia di Pamela Genini. L’imputato, accusato dell’omicidio della 29enne, ha letto davanti ai giudici un testo scritto a mano per chiedere scusa ai parenti della vittima. La madre, attraverso il proprio legale, ha però respinto senza esitazioni quel messaggio.


La madre chiude la porta al perdono

A nome di Una Smirnova, madre di Pamela, l’avvocato Nicodemo Gentile ha definito la dichiarazione «parole di plastica», sostenendo che non abbia alcun peso rispetto alla tragedia. Il legale ha inoltre giudicato tardiva la presa di posizione dell’imputato, arrivata durante un’udienza celebrata a quasi un anno dai fatti.

Secondo la madre, Soncin avrebbe dovuto fermarsi quando Pamela gli chiedeva di interrompere la violenza. Gentile ha ricordato in particolare il momento in cui, stando alla ricostruzione, la giovane sarebbe stata trascinata per i capelli verso il balcone mentre implorava di essere risparmiata. «Là si doveva fermare», ha detto l’avvocato durante una pausa del processo.


Il messaggio letto davanti ai giudici

Prima dell’audizione dei testimoni, Soncin ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee. Seduto accanto ai suoi difensori, con tono basso, ha letto poche righe indirizzate alla famiglia di Pamela.

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Nel testo ha espresso cordoglio per la sofferenza provocata e ha riconosciuto che il perdono non può essere richiesto come se fosse dovuto. Ha aggiunto di comprendere la gravità delle proprie azioni e di essere pronto ad affrontare le conseguenze della sua condotta. «So che il perdono non si può pretendere», ha affermato nel passaggio centrale del messaggio.


L’accusa per l’omicidio di Pamela

Il delitto risale alla sera del 14 ottobre dello scorso anno, nell’appartamento di via Iglesias, nel quartiere Gorla di Milano. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Soncin avrebbe ottenuto un duplicato delle chiavi e sarebbe entrato nell’abitazione mentre Pamela era al telefono con il suo ex compagno.

La giovane sarebbe stata colpita 76 volte, prima sul terrazzino e poi all’interno della casa. Per questi fatti il 52enne è imputato di omicidio pluriaggravato. Il processo è proseguito con l’esame dei testimoni dopo la dichiarazione resa dall’uomo.

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