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Attualità 3 min di lettura54 min fa

Verdi britannici, la svolta su Israele spacca il partito: cosa prevede

Al congresso di Brighton passa una mozione che condanna il sionismo e indica uno Stato unico palestinese; contrari quattro deputati su cinque.

La decisione approvata dai Verdi britannici apre una frattura interna e provoca la dura reazione di Israele. Al congresso annuale di Brighton, 1.022 delegati hanno sostenuto una mozione contro il sionismo, mentre 813 hanno votato contro. Il leader Zack Polanski non era presente al momento del voto: si trovava a Londra, impegnato nella campagna per le elezioni suppletive di Holborn e San Pancrazio.

Il documento propone un unico Stato in Palestina fondato, secondo i promotori, sull’uguaglianza dei diritti. La formulazione ha suscitato allarme nella comunità ebraica del Regno Unito e ha evidenziato la distanza tra la base del partito e i suoi rappresentanti parlamentari: quattro degli attuali cinque deputati verdi hanno infatti respinto la mozione.


Una scelta che divide i Verdi

Il testo approvato a Brighton presenta il sionismo come un progetto politico basato sull’identità etnica nazionale e lo assimila alle forme di razzismo che il partito dichiara di voler contrastare. La mozione sostiene inoltre che l’opposizione al sionismo non debba essere considerata antisemitismo e chiede la “liberazione della Palestina”, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e l’interruzione delle forniture militari a Israele.

Tra gli strumenti indicati figurano anche il sostegno alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni e la prospettiva di uno Stato unico con pari diritti per tutti. Dopo il voto, i Verdi hanno definito il confronto interno “serio e molto sentito”, ammettendo indirettamente quanto la questione abbia messo alla prova l’unità del partito.

Secondo ricostruzioni pubblicate dal Guardian, una parte consistente dei nuovi iscritti avrebbe concentrato il proprio interesse sulla questione israelo-palestinese, mostrando minore coinvolgimento sugli altri punti del programma. Polanski, arrivato alla guida dei Verdi nel 2025, aveva già orientato il partito verso una posizione più vicina alla crescente area britannica favorevole alla causa palestinese.


Il sionismo e la nascita di Israele

Il sionismo nacque nell’Europa orientale alla fine dell’Ottocento, in un periodo segnato da persecuzioni, pogrom e dalla diffusione dei movimenti nazionali. Theodor Herzl, giornalista dell’Impero austro-ungarico considerato il principale fondatore del movimento, indicò nel Congresso di Basilea del 1897 l’obiettivo di creare una patria per gli ebrei in Palestina.

Quel progetto si concretizzò nel 1948, dopo diverse ondate migratorie e la fuga degli ebrei europei dalle persecuzioni nazifasciste e dalla Shoah, con la nascita di Israele sancita dalle Nazioni Unite. Per il movimento sionista fu il compimento di un programma politico; per i palestinesi rappresentò la Nakba, durante la quale almeno 700mila persone lasciarono le proprie case nel conflitto combattuto tra il 1947 e il 1949.

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Nel corso dei decenni, la corrente laica e socialista che aveva guidato Israele nei primi anni ha perso centralità a favore di orientamenti laici di destra e religiosi. È sul significato storico e politico di questo percorso che si concentra oggi lo scontro tra i Verdi britannici, la comunità ebraica e il governo israeliano.


Israele vieta l’ingresso a Polanski

Il Consiglio rappresentativo degli ebrei britannici ha accusato la mozione di alimentare l’ostilità verso gli ebrei, ricordando gli omicidi avvenuti in sinagoga, le aggressioni per strada e gli attacchi contro edifici comunitari registrati nell’ultimo anno. Anche diversi iscritti ebrei dei Verdi temono conseguenze disciplinari per la frequentazione di istituzioni considerate sioniste, comprese le sinagoghe.

Vivien Lichtenstein, esponente di riferimento degli iscritti ebrei del partito, ha manifestato l’intenzione di abbandonare i Verdi in segno di protesta. Il voto ha quindi prodotto una crisi che non riguarda soltanto la linea internazionale, ma anche la permanenza nel partito di una parte della sua stessa comunità.

La risposta israeliana è stata immediata. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito la mozione “chiaramente antisemita” e ha disposto il divieto di ingresso nel Paese per Polanski, sostenendo che i Verdi abbiano adottato l’ideologia di Hamas e l’obiettivo di eliminare Israele attraverso la lotta armata.

Anche il presidente israeliano Isaac Herzog ha condannato la scelta, definendola “una disgrazia”. Herzog ha ricordato che il sionismo è, a suo giudizio, il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico e il fondamento del suo diritto a uno Stato e a una patria nella terra d’Israele.

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