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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Veli integrali, la Spagna riapre il dossier: il caso di Lerida

Tra nuove restrizioni in Portogallo e una delibera catalana, il dibattito europeo torna a concentrarsi su sicurezza, libertà religiosa e limiti del potere locale.

Il confronto sull’uso di burqa e niqab non riguarda più soltanto la Francia e il suo modello di laicità. Nella penisola iberica il tema è tornato al centro dell’agenda politica: in Portogallo è arrivata una legge restrittiva, mentre a Lerida, in Catalogna, il Comune ha approvato un divieto che potrebbe ora essere sottoposto al vaglio dei giudici.


Lerida sfida i precedenti giudiziari

La delibera catalana impedisce negli spazi pubblici di utilizzare abiti capaci di coprire interamente il volto. Il testo non cita direttamente burqa e niqab, ma l’effetto pratico è quello di limitarne l’impiego. Per chi viola la disposizione sono previste multe comprese tra 400 e 750 euro.

L’amministrazione ha presentato il provvedimento come una nuova disciplina dedicata a civiltà e convivenza, fondata su prevenzione, mediazione, intervento sociale, riparazione e, solo quando indispensabile, sanzione. La maggioranza che l’ha approvata riunisce il Partito Socialista Catalano, legato al Psoe di Sánchez, e Junts, con l’appoggio di Vox. Contrario, invece, il Partido Popular.

La scelta riapre una questione già affrontata nello stesso Comune. Nel 2010 l’allora sindaco Àngel Ros aveva promosso una misura analoga, poi cancellata dal Tribunal Supremo: secondo i giudici, un’amministrazione locale non può comprimere autonomamente un diritto fondamentale come la libertà religiosa. Il nuovo atto dovrà quindi misurarsi con il problema della competenza comunale e con la tutela dei diritti costituzionali.


A Madrid il confronto resta aperto

Il Parlamento spagnolo ha già respinto, pochi mesi fa, una proposta di Partido Popular e Vox che puntava a introdurre limiti su questi indumenti. A maggio, però, il Congresso di Madrid ha istituito una commissione specifica sul velo, incaricata di esaminare la compatibilità di eventuali divieti con libertà religiosa, uguaglianza e principio di non discriminazione.

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L’iniziativa è partita dal Partito nazionalista basco, formazione regionale centrista e cattolica, e ha raccolto consensi trasversali da Popolari, Vox, Junts e Psoe. Il confronto parlamentare si concentrerà soprattutto sui veli musulmani; meno spazio, secondo il quadro politico delineato, sarà dedicato a simboli come la kippah o le croci di grandi dimensioni.


Il modello francese resta il riferimento

La Francia aveva aperto la strada nel 2010, vietando burqa e niqab nei luoghi pubblici in nome della laicità dello Stato. Nel 2023 Gabriel Attal, allora Ministro dell’Educazione, aveva inoltre escluso dalle scuole l’abaya, una lunga tunica nera, considerata un “segno religioso ostensibile”. Nello stesso contesto erano stati richiamati anche altri simboli visibili, tra cui kippah, croci molto grandi e turbanti sikh.

Altri Paesi europei hanno adottato restrizioni sui veli integrali in determinati spazi pubblici: tra questi Austria, Bulgaria, Danimarca e Germania. In Belgio la norma è arrivata davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che nel 2017 ne ha riconosciuto la legittimità, ritenendo prevalenti le esigenze legate alla sicurezza e all’identificazione del volto.

Il caso iberico aggiunge ora un elemento politico particolare. A Lerida la misura è stata sostenuta da forze socialiste, indipendentiste e di destra radicale, mentre in Portogallo il provvedimento è stato varato da un governo di minoranza di centrodestra. La discussione si sposta così dal solo terreno identitario a quello dei poteri istituzionali e dell’equilibrio tra sicurezza, libertà religiosa e non discriminazione.

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