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Attualità 2 min di lettura54 min fa

Fisco, il conto dell’evasione sale: perché il problema riguarda tutti

Il sommerso raggiunge 197 miliardi nel 2026, ma le cause dell’evasione non si limitano ai comportamenti individuali: pesano servizi, controlli e scelte politiche.

Se lo Stato continua a lasciare aperti gli spazi che favoriscono l’evasione, il comportamento dei singoli non può essere l’unico bersaglio dell’analisi. La questione coinvolge anche la qualità dei servizi, la capacità dei controlli e le decisioni politiche che hanno segnato il rapporto tra cittadini e fisco.


Il nodo è anche politico

La riforma del sistema tributario raramente produce consenso immediato. Intervenire sui controlli, rendere più efficace la riscossione e contrastare le strategie elusive richiede scelte spesso impopolari, motivo per cui nessun esecutivo è riuscito finora a imprimere una svolta definitiva.

Nel tempo sono stati compiuti alcuni passi, tra cui l’introduzione della fatturazione elettronica. Tuttavia, il problema resta irrisolto e non può essere attribuito soltanto all’attuale governo: la difficoltà di ridurre l’evasione attraversa da anni la politica italiana.


Servizi scadenti, fiducia più debole

Gli studi sul comportamento fiscale mostrano che la disponibilità a pagare aumenta quando il prelievo viene percepito come il finanziamento di servizi concreti: trasporti affidabili, infrastrutture efficienti, assistenza sanitaria di qualità e asili nido accessibili, come accade in diversi paesi scandinavi.

In Italia, invece, molti contribuenti avvertono uno squilibrio tra quanto versano e ciò che ricevono. Da questa insoddisfazione può nascere una giustificazione personale dell’evasione, vissuta come una compensazione per un presunto torto subito. A rafforzare il messaggio contribuiscono anche i condoni, che secondo questa lettura rischiano di rendere abituale l’idea che violare le regole possa convenire.

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Le cifre del sommerso

Il rapporto Censis-Confcooperative fotografa un’economia sommersa che nel 2026 vale 197 miliardi di euro. La sola sottodichiarazione dei redditi è cresciuta del 21,6% rispetto al 2019, arrivando a sfiorare quota 109 miliardi: una somma paragonabile a cinque manovre finanziarie e capace di pesare fino a 3.350 euro su ogni contribuente in regola.

Gli ISA, cioè gli Indici sintetici di affidabilità fiscale, assegnano a imprese e lavoratori autonomi un voto compreso tra 1 e 10. La soglia dell’affidabilità parte da 8. Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Economia, i punteggi più bassi si concentrano soprattutto tra ristoranti, concessionarie, taxi e Ncc, venditori ambulanti e panetterie; ingegneri, dentisti e paramedici risultano invece tra le categorie con i valori più elevati.


Entrate in crescita, ma lentamente

Il fenomeno interessa in misura significativa Irpef, Iva, Ires e Irap. Parallelamente, il bollettino del Ministero dell’Economia relativo ai primi sei mesi del 2026 segnala un aumento del gettito italiano del 2,1% su base annua: la componente delle imposte dirette è salita dell’1,4%, mentre quella delle imposte indirette ha registrato un incremento del 3%.

Nel confronto con altri sei paesi europei, l’Italia resta distante dai risultati di Spagna e Regno Unito, che hanno segnato rispettivamente +14,8% e +8,4%. La Germania si colloca all’ultimo posto della comparazione con una crescita dello 0,8%. I numeri, quindi, mostrano un miglioramento delle entrate, ma non cancellano la dimensione strutturale dell’evasione né la debolezza dei controlli, nonostante la disponibilità di strumenti tecnologici avanzati.

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