Vannacci rilancia un video generato dall'intelligenza artificiale
Dagli Stati Uniti all’Italia, immagini e audio falsi alimentano la comunicazione politica prima del voto.
I video deepfake sono entrati nella propaganda elettorale, con contenuti falsi costruiti per colpire gli avversari e circolare sulle reti sociali.
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Gli impegni mancati dei partiti
A dicembre dell’anno scorso Pagella Politica e Facta avevano chiesto ai partiti presenti in Parlamento di non produrre o rilanciare falsificazioni digitali contro i rivali. L’appello prevedeva anche la rettifica pubblica dei contenuti ingannevoli eventualmente condivisi e un’attività di informazione rivolta ai sostenitori.
La Lega non aderì all’iniziativa, pur definendo inaccettabile l’uso di questi strumenti e spiegando di preferire «i fatti e non gli appelli». Nel settembre 2026 Pagella Politica ha fatto sapere che Futuro Nazionale non aveva dato seguito alla successiva richiesta di sottoscrizione. L’assenza di un impegno comune lascia quindi ai singoli partiti la scelta di adottare regole interne sulla manipolazione dei contenuti.
Il caso italiano di Vannacci
A luglio Roberto Vannacci ha condiviso un filmato prodotto con Grok, il sistema di intelligenza artificiale di X. Nel video appare come un imperatore romano al Colosseo, con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa al suo fianco, mentre Elly Schlein, Giuseppe Conte e altri oppositori vengono rappresentati come prigionieri nell’arena.
La ricostruzione di Facta ha attribuito la realizzazione della clip a una sostenitrice di Vannacci residente nel Regno Unito. Il contenuto era comparso sulla pagina Instagram Robertus Vannaccius; Ugo Rossi, consigliere comunale di Futuro Nazionale a Trieste, ha raccontato di averlo visto in anticipo e di avere suggerito una parte del finale. Vannacci lo ha poi rilanciato sul proprio profilo.
Da mesi, inoltre, circolano filmati artefatti in cui il leader compare con una divisa militare e il simbolo di Futuro Nazionale mentre aggredisce persone o reagisce con violenza a scelte personali. In una scena colpisce una ragazza diretta a Ibiza, in un’altra affronta una donna che intende abortire. Vannacci ha negato collegamenti con quei video; un’analisi di Open li ha ricondotti all’account Terra Cava 2, che li pubblicava simulando indignazione e trasformando poi la reazione degli utenti in sostegno al politico.
I video falsi negli Stati Uniti
In Texas, uno spot del repubblicano Ken Paxton mostra James Talarico, candidato democratico al Senato, mentre imbratta una Bibbia e pronuncia frasi mai pronunciate. La scena è interamente artificiale e parte da dichiarazioni autentiche dell’avversario, deformate fino a costruire il ritratto di un cristiano ostile alla cristianità.
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Altri messaggi hanno colpito candidati in diversi Stati. In Georgia, annunci sostenuti da un comitato elettorale vicino ai repubblicani raffigurano Jon Ossoff sottoposto a vistosi trattamenti estetici, con riferimento alle spese per trucco e acconciatura. In Michigan, Abdul El-Sayed è stato inserito in una fotografia familiare inesistente accanto a Hasan Piker e a quattro donne con il niqab. In Pennsylvania, uno spot attribuito alla repubblicana Stacy Garrity fa pronunciare a Josh Shapiro dichiarazioni inventate sui finanziamenti e sui permessi per i centri dati.
Il Wesleyan Media Project ha calcolato che, fino all’11 ottobre, erano stati investiti 137 milioni di dollari in 220 annunci elettorali realizzati almeno in parte con sistemi artificiali. Quasi tutti risultavano collegati a candidati repubblicani. Non ogni messaggio rientra nella categoria dei deepfake ingannevoli, ma il dato mostra quanto rapidamente queste tecniche si siano diffuse nella comunicazione per le elezioni di metà mandato, previste la prossima settimana.
Regole diverse e danni duraturi
Negli Stati Uniti la disciplina resta frammentata. Quattro Stati vietano alcuni utilizzi politici dei deepfake, mentre altri 27 impongono di segnalare in qualche forma il ricorso all’intelligenza artificiale. A livello federale non esiste però una legge specifica, così gli obblighi cambiano in base al territorio nel quale il contenuto viene diffuso.
Il problema non riguarda soltanto chi confonde una scena falsa con un fatto reale. Secondo la psicologa e studiosa di epistemologia Cailin O’Connor, l’effetto emotivo può rimanere anche dopo che la manipolazione è stata riconosciuta. La moltiplicazione dei falsi produce inoltre un effetto opposto: un video autentico può essere respinto come artificiale proprio perché il pubblico si abitua a dubitare di ogni immagine.
La pratica aveva già mostrato i suoi rischi fuori dagli Stati Uniti. In Slovacchia, due giorni prima del voto del settembre 2023, un audio contraffatto sembrava attribuire a Michal Šimečka un piano per alterare le elezioni. In India, durante la consultazione del 2024, filmati artificiali facevano apparire due star di Bollywood critiche verso Narendra Modi e favorevoli all’opposizione. In entrambi i casi, la diffusione a ridosso del voto rendeva difficile una smentita tempestiva.
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