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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Il voto dei giovani attira i partiti, i problemi restano

Schlein e Meloni cercano un rapporto con le nuove generazioni, ma lavoro, casa e formazione restano senza risposte

Il voto giovanile torna al centro delle strategie di Partito democratico e Fratelli d’Italia. Elly Schlein e Giorgia Meloni cercano un rapporto con le nuove generazioni, mentre le questioni che le riguardano restano in gran parte irrisolte.

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Le piazze attirano la politica

Le prossime elezioni spingono i partiti a rivolgersi a una fascia numericamente ridotta e spesso lontana dalle urne. In un sistema nel quale pochi decimali possono modificare gli equilibri parlamentari, anche i giovani diventano un bacino da conquistare. Da qui l’interesse di forze come quelle guidate da Cateno De Luca e Maurizio Acerbo, oltre a una possibile nuova presenza di candidati rivolti a questo elettorato.

La generazione più giovane, però, non esprime un orientamento politico uniforme. Molti continuano a disinteressarsi dei partiti e, quando partecipano, preferiscono farlo attraverso cortei, occupazioni e presidi nelle strade. Una parte di loro ha riscoperto l’impegno pubblico, ma guarda con diffidenza alla politica tradizionale e cerca forme di partecipazione autonome.

Schlein ha scelto di avvicinarsi alle mobilitazioni studentesche, distinguendo idealmente tra le componenti considerate legittime e i gruppi antagonisti presenti in alcune manifestazioni. Le tensioni e gli arresti hanno ridotto la presenza dei settori più radicali, ma per venerdì è stata annunciata una nuova giornata di cortei.


Le mosse di Pd e destra

Il Partito democratico sta dando maggiore spazio ai Giovani Democratici e alla loro leader Virginia Libero, alla quale viene attribuita l’ipotesi di una candidatura nelle liste. Le sue posizioni pacifiste e l’attenzione al senso comune hanno contribuito alla sua visibilità. Schlein potrebbe ottenere un ritorno politico dalle proteste delle ultime settimane, anche perché Giuseppe Conte appare meno presente in questo segmento del dibattito.

Anche Meloni ha iniziato a investire sul rapporto con i giovani. I militanti di Fratelli d’Italia sono comparsi sabato scorso in diverse città con iniziative organizzate e disciplinate. La destra sta inoltre concentrando parte della propria comunicazione sulle nuove piattaforme digitali, mentre il Pd valuta come rilanciare l’Unità.

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Il governo prepara intanto alcune misure fiscali destinate ai lavoratori più giovani. Nella manovra, secondo le informazioni disponibili, dovrebbero entrare una riduzione dell’Irpef per gli occupati sotto i 30 anni con redditi bassi, un’imposta unica al 5% per i neoassunti sotto i 35 anni, l’ampliamento della soglia di esenzione per chi ha meno di 25 anni e una maggiore deduzione per le nuove assunzioni.


Lavoro e casa restano aperti

Le agevolazioni annunciate non intervengono sui nodi più ampi: precarietà, costo degli affitti, accesso all’università e condizioni della scuola. Mancano, secondo l’analisi proposta, riforme capaci di incidere sul mercato del lavoro o un piano organico per il problema abitativo.

Il nuovo protagonismo delle piazze avrebbe bisogno di una rappresentanza politica stabile, ma questo passaggio non si è ancora realizzato. La frammentazione della generazione, la scarsa memoria politica e una preparazione giudicata insufficiente rendono difficile trasformare la protesta in un progetto.

Il risultato è un rapporto ancora incompleto tra giovani e istituzioni. Da una parte i partiti cercano consenso in vista del voto; dall’altra, i problemi strutturali restano affidati a interventi fiscali limitati e senza una strategia complessiva.

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