Vannacci, 700 tessere restituite: la prova che scuote il partito
Tra defezioni locali, segnalazioni alle procure e un risultato elettorale sotto le attese, Futuro Nazionale deve fare i conti con tensioni sempre più visibili.
La crescita indicata dai sondaggi non sembra riflettersi con la stessa intensità nella vita interna di Futuro Nazionale. In diverse aree d’Italia dirigenti e militanti hanno lasciato il movimento di Roberto Vannacci, mentre sul piano elettorale il risultato calabrese non ha prodotto l’effetto sperato.
La frattura parte da Sassari
Il caso più consistente arriva dalla sezione 643 di Sassari. Circa 500 iscritti hanno restituito la tessera e scelto di aderire a Italia Domani, il partito guidato da Marco Rizzo. La stessa destinazione sarebbe stata presa da altri dieci circoli del Cuneese, oltre che dalle sezioni 465 di Latina e 167 di Benevento: nel complesso, i tesserati passati con Rizzo sarebbero circa 700.
Tra gli addii figura anche Luca Belotti, con un passato politico tra Alleanza Nazionale, Popolo della Libertà e Futuro e Libertà. Dopo aver rinunciato alla tessera, ha spiegato la sua decisione con parole nette: «Purtroppo avevo visto male». Marcello Orrù, già consigliere regionale, ha invece sostenuto che Vannacci avrebbe organizzato «più una caserma che un partito politico».
I sondaggi sfidano la realtà
Il generale respinge l’idea di una crisi e può contare su rilevazioni che assegnano al suo partito una percentuale significativa. L’ultimo sondaggio Ipsos citato lo colloca all’8,8%, un dato che però convive con difficoltà organizzative e conflitti nei territori.
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In Calabria, considerata un’area strategica per il movimento, Domenico Giannetta si è avvicinato all’11%. Il centrodestra, tuttavia, ha conquistato la regione anche senza il sostegno determinante di Futuro Nazionale. Stefania Craxi ha sintetizzato così il risultato: «Non vedo l’effetto Vannacci».
Esposti e scontri interni
A complicare il quadro ci sono anche due esposti presentati da un sindacato alla Procura militare di Roma. Il primo riguarda la partecipazione di militari in servizio agli incarichi di partito; il secondo ipotizza una violazione della legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista. Al momento, però, non risultano indagini legate alle segnalazioni.
Sul fronte interno, Luca Sforzini, presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, è stato espulso dopo avere criticato alcuni dirigenti e aver avuto uno scontro con Roberto Jonghi Lavarini. Sforzini ha poi accusato Vannacci di preferire «cornacchie nere a grilli parlanti», mentre il generale, in risposta, ha evocato la necessità di «Imodium per tutti». Intanto Giorgia Meloni ha ribadito che conta soprattutto vincere per poter governare: una posizione che riporta il tema alla capacità del movimento di trasformare il consenso in peso politico concreto.
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