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Attualità 3 min di lettura47 min fa

Verona, il disagio diventa racconto: sette giorni per abbattere lo stigma

Dal 5 all’11 ottobre cultura, sport e testimonianze porteranno al centro il tema della salute mentale, con iniziative aperte alla cittadinanza e un focus sui più giovani.

A Verona la salute mentale sarà raccontata attraverso esperienze personali, cinema, teatro e attività sportive. Dal 5 all’11 ottobre, il dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 9 Scaligera e la Psichiatria dell’AOUI propongono una settimana di appuntamenti pensata per ridurre i pregiudizi e favorire il confronto, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre.

Il momento più atteso è in programma venerdì 9 ottobre all’Auditorium della Gran Guardia, dove Benjamin, componente del duo Benji e Fede, lo scrittore Daniele Mencarelli e la filosofa Antonella Moscati parleranno del proprio vissuto. Per la psichiatra Francesca Gomez, responsabile dell’area riabilitativa del dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 9 Scaligera, ascoltare persone conosciute che hanno trasformato una fase di sofferenza in un percorso personale può essere particolarmente efficace.


Le testimonianze al centro del confronto

Gomez sottolinea che il racconto diretto può arrivare al pubblico più delle spiegazioni degli specialisti: “poter sentire la testimonianza di personaggi noti, che hanno vissuto il disagio e lo hanno trasformato in un progetto di vita, conta molto di più delle parole che possiamo dire noi esperti rispetto a questo problema”. L’obiettivo è mostrare che chiedere aiuto non significa essere definiti dalla propria difficoltà.

Secondo i dati richiamati durante la presentazione dell’iniziativa, oltre un miliardo di persone nel mondo affronta un problema di natura psichica. I segnali, inoltre, possono comparire molto presto. “Quando i pazienti, in situazioni gravi, arrivano da noi in psichiatria emerge spesso come i primi sintomi siano comparsi già verso la prima media”, ha spiegato la psichiatra, ricordando come difficoltà scolastiche, isolamento, aggressività o iperattività vengano talvolta attribuiti semplicemente all’età.


Una settimana tra arte e sport

Il programma coinvolge ambiti diversi proprio per raggiungere persone con interessi e sensibilità differenti. Tra gli appuntamenti figurano la proiezione del film La riunione di condominio di Santiago Requejo, lo spettacolo teatrale Sentimentalmente cronici, il torneo di calcio a 5 Mentalmente in campo e una gita sul Lago di Garda.

La scelta di affiancare alla riflessione momenti di socialità nasce dall’idea che il benessere psicologico non dipenda soltanto dalle cure. L’Organizzazione mondiale della sanità considera infatti rilevanti anche le condizioni sociali, economiche, educative e ambientali. Alla realizzazione delle iniziative hanno contribuito anche aziende del territorio, grandi e piccole, insieme ai soggetti impegnati nella promozione dell’inclusione e delle relazioni.

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Giovani e famiglie chiedono risposte

La sensibilizzazione dovrebbe cominciare negli istituti scolastici, dove è possibile intercettare in anticipo i segnali di sofferenza. I giovani con un problema di salute mentale sono più di 700mila e, secondo Gomez, la scuola dovrebbe accompagnare la crescita degli studenti oltre la trasmissione delle conoscenze. Per rendere più semplice il primo contatto con i servizi, la psichiatra indica tra le possibili soluzioni la creazione di ambulatori dedicati.

Tra gli esempi citati c’è quello rivolto al disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività, che ha ricevuto un numero molto elevato di richieste. In età giovanile l’ADHD può essere confuso con altri problemi e presenta una relazione significativa con il rischio di sviluppare dipendenze; un servizio specifico può quindi rendere meno difficile l’accesso alle cure.


Il disagio non ha età

Le difficoltà psicologiche non riguardano soltanto gli adolescenti. Anche adulti e anziani possono sviluppare disturbi, mentre i ritmi sociali fondati sull’efficienza aumentano, soprattutto negli ambienti di lavoro, l’esposizione a condizioni ansiose e depressive. Per affrontare il problema servono servizi accessibili, ma anche una rete capace di coinvolgere associazioni, Comuni e realtà del territorio.

Le barriere economiche possono impedire sia di ottenere una diagnosi sia di sostenere un percorso terapeutico. Gomez richiama quindi l’importanza di creare occasioni di socializzazione nelle aree con maggiori difficoltà e minori opportunità. Sport, musica e arte possono aiutare l’integrazione, ma non devono diventare attività riservate a chi può permettersele.

Anche lo sport, tuttavia, va interpretato con attenzione. Se può sostenere la socialità dei ragazzi, per gli adulti rischia di trasformarsi in una fonte ulteriore di pressione quando prevalgono risultato e competizione: “diventa un’arma a doppio taglio quando coinvolge gli adulti, che spostano l’attenzione sull’aspetto prestazionale e competitivo”. La settimana veronese punta così a proporre un’idea più ampia di cura, fondata sull’ascolto, sulla partecipazione e sulla possibilità di sentirsi parte della comunità.

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