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Attualità 2 min di lettura52 min fa

Conte si allontana? La legge elettorale può spingere al voto a maggio

Nel centrosinistra crescono i dubbi sulle mosse di Giuseppe Conte mentre la maggioranza prepara il voto decisivo e valuta elezioni anticipate insieme alle comunali.

Nel centrosinistra prende forma il dubbio che Giuseppe Conte stia cercando una possibile uscita dall’alleanza, magari prima o dopo le primarie di coalizione che il Pd vorrebbe organizzare all’inizio dell’anno. Il tema alimenta tensioni anche tra i renziani, riuniti nel fine settimana a Firenze per la Leopolda: a suscitare interrogativi sono soprattutto le posizioni del presidente del M5s sul sostegno all’Ucraina, molto più nette rispetto a quelle del Pd e dei Socialisti europei.


Il nodo della soglia al 42%

La nuova normativa contiene due meccanismi alternativi. Se una coalizione supera il 42% dei voti, ottiene il premio di maggioranza; in caso contrario, il sistema funzionerebbe invece con una distribuzione proporzionale senza premio, secondo un modello assimilabile a quello della Prima Repubblica.

L’ipotesi che nessuno raggiunga quella percentuale non viene considerata remota. Con Futuro nazionale di Roberto Vannacci accreditato oltre l’8% nei sondaggi, il centrodestra si trova già in una posizione oscillante, appena al di sotto o al di sopra della soglia. Un risultato simile potrebbe rendere più complessa la formazione del governo e aumentare il rischio di ricorrere all’esercizio provvisorio, scenario che il Quirinale avrebbe interesse a scongiurare.


Maggio torna tra le ipotesi

A spingere verso una possibile accelerazione è anche il calendario. Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha indicato maggio come una finestra compatibile con le elezioni comunali nelle principali città, prima della conclusione naturale della legislatura prevista tra settembre e ottobre. In serata, tuttavia, è arrivata una precisazione: l’obiettivo ufficiale resta portare la legislatura fino alla sua scadenza, una linea sostenuta da Lega e Forza Italia.

Malan ha spiegato che votare in autunno lascerebbe poco spazio alla campagna elettorale e coinciderebbe con la preparazione della legge di bilancio. Da qui, secondo il suo ragionamento, l’eventualità di accorpare le politiche alle comunali, anche se la prospettiva non è stata presentata come una decisione già assunta.

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Fiducia e voto segreto

Sul piano parlamentare, il governo ha scelto di legare la propria permanenza in carica all’approvazione di tre articoli della riforma elettorale, indicata anche con i nomi di Stabilicum e Melonellum. Il programma prevede due votazioni di fiducia martedì, una terza mercoledì e il voto conclusivo giovedì, con scrutinio segreto.

Federico Fornaro ha contestato la scelta dell’esecutivo, sostenendo che «la decisione del governo di porre la fiducia sulla legge elettorale rappresenta un grave schiaffo al Parlamento». Secondo il deputato democratico, la maggioranza temerebbe sia la tenuta interna sia gli effetti del voto segreto, fino ad avere disposto diversamente i banchi dei deputati di Fratelli d’Italia per controllarne meglio le presenze e i voti.

L’esito della votazione finale viene considerato decisivo anche per il futuro della legislatura. Giorgia Meloni ha infatti prospettato un ritorno rapido alle urne nel caso in cui il testo venisse respinto a scrutinio segreto, trasformando l’ultimo passaggio parlamentare in un possibile punto di svolta politico.

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