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Attualità 2 min di lettura54 min fa

A Milano c’è chi tiene in braccio i neonati lasciati soli

Duecento volontari affiancano famiglie fragili e bambini ricoverati, offrendo cure quotidiane anche ai neonati in attesa di adozione o affidamento.

Sono circa 200 le persone impegnate nell’associazione, e il presidente Alberto Scanni sottolinea che tra loro stanno crescendo anche le presenze giovanili. Un’attività che, alla Macedonio Melloni di Milano, significa soprattutto stare accanto ai neonati e alle famiglie nei momenti più delicati.

Per alcune volontarie, questo impegno è anche un modo per non perdere il contatto con i problemi concreti della società. «Quello che più mi dà il volontariato è che mi tiene agganciata alla realtà», racconta una di loro.


Quando una coccola diventa cura

Giovanna Mochi, 67 anni, è una delle volontarie che entrano nella terapia semintensiva neonatale della clinica milanese. In passato ha insegnato e oggi ha figli adulti; quando viene chiamata per assistere i piccoli, svolge il ruolo di “coccolatrice”.

Il suo aiuto comprende gesti semplici ma essenziali: cambia i pannolini, prepara il biberon, fa il bagnetto e tiene in braccio i neonati. All’inizio, ammette, ha provato per un istante il timore di non essere all’altezza e una certa disorientamento, poi ha imparato a muoversi dentro una responsabilità molto particolare.

Tra i bambini seguiti ci sono anche quelli lasciati in ospedale subito dopo la nascita, in attesa di una famiglia adottiva o affidataria. Le volontarie intervengono inoltre quando una madre deve occuparsi di altri figli a casa e non può restare accanto al neonato ricoverato.


Un sostegno dentro l’ospedale

Quando non è richiesta nei reparti, Mochi presta servizio negli ambulatori. Qui si alternano una ventina di volontarie, pronte ad accompagnare i pazienti tra visite, esami e diversi corridoi della struttura.

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Laura Bottiglioni, che coordina la sezione dell’associazione alla Melloni, spiega che l’obiettivo è aiutare i bambini ad affrontare l’attesa e rendere più comprensibile il percorso ospedaliero. «Il nostro compito è far sì che i pazienti siano pazienti», afferma, ricordando che prima di una visita può essere necessario completare altri accertamenti.


Famiglie fragili e bisogni concreti

Alla Macedonio Melloni arriva una quota molto elevata di bambini con genitori stranieri. Molte famiglie devono fare i conti con stipendi bassi, abitazioni troppo piccole e canoni di locazione pesanti, condizioni che rendono difficile prepararsi all’arrivo di un figlio.

Per questo i volontari raccolgono e distribuiscono ciò che può servire durante il primo anno di vita. Non tutto, però, è adatto a ogni situazione: per esempio, i lettini non vengono consegnati alle famiglie che non avrebbero lo spazio necessario per collocarli in casa.


Una presenza nata in ospedale

L’Associazione Pro ammalati Francesco Vozza è stata costituita 42 anni fa al Fatebenefratelli. Dal 2004 opera anche alla Macedonio Melloni, storica struttura dedicata alla salute delle madri e dei bambini e terzo punto nascita di Milano.

La collaborazione con il reparto neonatale è nata dalla richiesta della primaria pediatra Silvia Di Chio. Da allora le volontarie affiancano il personale e le famiglie, offrendo presenza e assistenza nei casi in cui il sostegno quotidiano manca.

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