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Attualità 2 min di lettura1 ott

Val di Susa, il “Maestro” sotto accusa: così avrebbe soggiogato le adepte

Un’indagine dei carabinieri di Torino ricostruisce il presunto sistema di controllo costruito da un 59enne attorno a pratiche spirituali, lavoro forzato e abusi

Un presunto sistema di assoggettamento psicologico sarebbe stato costruito in Val di Susa attorno alla figura di un 59enne, indicato come il “Maestro”. Secondo gli elementi raccolti finora, l’uomo avrebbe esercitato un’influenza totale su alcune adepte, facendo leva sulle loro fragilità e presentandosi come una persona dotata di poteri soprannaturali.

L’inchiesta è condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino sotto il coordinamento della procura del capoluogo piemontese, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri. L’attività investigativa è iniziata nel marzo 2024 e risulta tuttora in corso.


Il controllo sarebbe passato dalla spiritualità

La ricostruzione degli investigatori parte dai corsi di yoga, meditazione e arti marziali organizzati come punto di avvicinamento. In questo contesto, persone considerate vulnerabili sarebbero state progressivamente inserite in una struttura rigida, nella quale il principale indagato avrebbe assunto un ruolo dominante.

Il 59enne avrebbe proposto anche terapie sciamaniche e rituali descritti come capaci di ridurre le sofferenze o persino di curare le malattie. Attraverso queste pratiche, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe rafforzato la propria autorità e condizionato le scelte delle donne che si rivolgevano a lui.


Le accuse includono violenze e abusi

Nel quadro delineato dall’indagine compaiono presunti episodi di violenza, forme di coercizione legate all’attività lavorativa e abusi sessuali. Gli investigatori stanno cercando di chiarire modalità, durata e portata del sistema che sarebbe stato imposto alle adepte.

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L’ipotesi è che il controllo non si limitasse alle pratiche spirituali, ma coinvolgesse diversi aspetti della vita quotidiana. La manipolazione psicologica avrebbe rappresentato lo strumento centrale per mantenere le persone all’interno del gruppo e consolidare la posizione del “Maestro”.


L’indagine resta aperta

Le contestazioni sono ancora al centro degli accertamenti coordinati dalla procura di Torino. Poiché l’inchiesta non è conclusa, la ricostruzione dei fatti dovrà essere verificata attraverso ulteriori attività investigative e gli eventuali sviluppi giudiziari.

Al momento, gli elementi emersi descrivono una realtà apparentemente fondata su corsi e percorsi di benessere, ma che secondo gli inquirenti avrebbe nascosto rapporti di subordinazione, pressioni psicologiche e condotte violente.

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