Economia civile, la sfida dei territori: numeri, sanità e futuro
A Firenze il Festival Nazionale di Economia Civile riunisce istituzioni, cooperative e mondo della salute attorno a un modello fondato su comunità, sostenibilità e bene comune.
La serata inaugurale del Festival Nazionale di Economia Civile si è conclusa con l’interpretazione di Lella Costa dedicata a «Madri della Repubblica», spettacolo prodotto dalla Fondazione MUS.E per ricordare gli 80 anni dell’Assemblea Costituente. Il lavoro prende spunto anche dal volume «Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica», dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin e scritto da Leonardo Brancaccio.
L’appuntamento fiorentino nasce da un progetto di Federcasse, l’Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen, con la promozione di Confcooperative e la progettazione di NeXt – Nuova Economia per Tutti. Tra i soggetti che hanno contribuito figurano Fondosviluppo e Assimoco.
Il peso concreto dell’economia sociale
Nel corso dell’incontro, Maria Teresa Bellucci ha richiamato la dimensione raggiunta dal settore: in Italia sono attive più di 428.000 organizzazioni, con oltre 1,8 milioni di lavoratori e più di 4,6 milioni di volontari. Secondo la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, questi dati dimostrano che non si tratta di una realtà secondaria.
Maurizio Gardini ha indicato nelle cooperative uno strumento per affrontare le fratture sociali e territoriali. Il presidente di Confcooperative ha sottolineato il ruolo della centralità delle persone, delle riserve destinate alle generazioni future e dei progetti nei settori agricolo, finanziario, lavorativo e assistenziale, con particolare attenzione alle aree marginali.
Lucia Albano ha invece descritto il contributo spesso poco visibile di associazioni, cooperative, realtà culturali e sportive. Il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collegato questo lavoro alla dignità individuale, alla tutela del bene comune, alla pace e alla valutazione dell’impatto sociale dei progetti.
Sanità, prevenzione e disuguaglianze
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha anticipato alcuni elementi del Rapporto nazionale sul Razionamento Sanitario 2026 e dei successivi approfondimenti regionali. Ha ribadito che universalità, uguaglianza ed equità devono tradursi nella possibilità di curarsi senza che il reddito o il luogo di residenza diventino ostacoli.
Tra le difficoltà ancora aperte sono state indicate l’età media crescente della popolazione, la non autosufficienza, la scarsità di alcune professionalità, i divari tra territori e la necessità di ottenere cure rapide e adeguate. Schillaci ha sostenuto che il servizio sanitario universalistico contribuisce alla coesione sociale e protegge le persone più fragili.
Annamaria Colao ha chiesto di ripensare l’organizzazione della salute rispetto a vent’anni fa, puntando soprattutto sulla prevenzione e su una gestione meno concentrata negli ospedali. La vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità ha inoltre ricordato che il sistema ha bisogno non soltanto di medici, ma anche di infermieri e delle molte altre figure professionali del comparto.
Marco Marcocci ha proposto una rete stabile tra soggetti impegnati in ambiti diversi ma complementari. Una maggiore integrazione, secondo il vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al welfare, potrebbe evitare un impiego inefficiente delle risorse.
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Territori e sviluppo europeo
Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, Raffaele Fitto, ha posto l’accento sul rilancio delle aree interne e rurali. L’obiettivo è rafforzare la partecipazione dei territori al percorso europeo, anche attraverso una strategia specifica che la Commissione presenterà a gennaio.
Il piano dovrebbe concentrarsi sul diritto a restare nei luoghi d’origine, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni. Le indicazioni saranno utilizzate anche nella definizione delle scelte legate al prossimo bilancio e ai futuri strumenti nazionali e regionali di partenariato.
Augusto dell’Erba ha ricondotto il concetto di buona economia alla collaborazione locale e alla presenza del movimento cooperativo. Il presidente di Federcasse-BCC ha parlato della necessità di creare valore, ricchezza e risparmio, trasformando le difficoltà del momento in risultati collegati all’economia reale.
A Firenze, intanto, la sindaca Sara Funaro e Leonardo Becchetti hanno discusso del rapporto tra benessere e attività economica nella seconda giornata del Festival, ospitato a Palazzo Vecchio. L’ottava edizione ha scelto come tema «EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce».
Becchetti ha messo in discussione l’idea che il guadagno di qualcuno comporti necessariamente la perdita di qualcun altro. La cooperazione, ha spiegato il direttore del Festival, può invece generare una dinamica positiva; tra gli obiettivi indicati figurano il superamento della centralità del Pil e una maggiore attenzione alla felicità, sostenuta anche dall’intelligenza relazionale.
Funaro ha sostenuto che gli amministratori dovrebbero privilegiare politiche adeguate ai bisogni, senza inseguire soltanto il consenso. La sindaca ha inoltre annunciato il lavoro preparatorio per un’iniziativa destinata a riunire 100 sindaci italiani e mediterranei, chiamati a collaborare sulle strategie di sostenibilità ambientale.
Nel confronto è stato citato anche il dato secondo cui il 34% dell’energia elettrica mondiale è oggi prodotto da fonti rinnovabili. Un riferimento utilizzato per descrivere i cambiamenti già in corso e la necessità di costruire forme di cooperazione capaci di accompagnarli.
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