428mila realtà e una sfida: l’economia sociale prova a cambiare il Paese
A Firenze il Festival Nazionale di Economia Civile ha messo in relazione crescita, felicità, sanità, territori marginali e cooperazione.
Oltre 428.000 organizzazioni, più di 1,8 milioni di lavoratori e 4,6 milioni di volontari: sono le dimensioni dell’economia sociale ricordate a Firenze da Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Numeri che, secondo il governo, descrivono un comparto ormai centrale e non una realtà secondaria del sistema produttivo italiano.
Il dato è emerso durante l’ottava edizione del Festival Nazionale di Economia Civile, dedicata al tema “EUconomia. L’Economia che fa bene. Il rumore della foresta che cresce”. Nella Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, amministratori, esponenti delle istituzioni, rappresentanti della cooperazione e studiosi hanno discusso del rapporto tra sviluppo, benessere collettivo e coesione territoriale.
La ricchezza non basta più
Leonardo Becchetti, direttore del Festival, ha messo in discussione l’idea che l’economia sia una competizione in cui il vantaggio di qualcuno corrisponde necessariamente alla perdita di qualcun altro. «La trappola è pensare la vita come un gioco a somma zero: se l’altro guadagna, io perdo», ha spiegato, indicando nella collaborazione il passaggio verso un modello capace di produrre benefici condivisi.
La prospettiva dell’economia civile, secondo Becchetti, richiede anche un cambiamento nel modo di misurare il progresso. Al centro non dovrebbe esserci soltanto il prodotto interno lordo, ma la felicità e la qualità delle relazioni. In questo percorso, ha osservato, servono competenze relazionali e una maggiore capacità di cooperare, elementi che raramente vengono insegnati in modo adeguato a scuola.
Il direttore ha richiamato anche la trasformazione del settore energetico: oggi, a livello mondiale, il 34% dell’elettricità viene prodotto da fonti rinnovabili. Un risultato presentato come il frutto di un processo graduale, spesso meno visibile delle emergenze, ma capace di incidere profondamente sulla società.
Sanità e comunità sono legate
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha collegato il dibattito sull’economia civile alle difficoltà del Servizio sanitario nazionale. Universalità, uguaglianza ed equità, ha ricordato, devono tradursi nella possibilità concreta di ricevere cure adeguate, senza che il reddito o il luogo di residenza diventino ostacoli decisivi.
Tra i problemi indicati figurano l’invecchiamento della popolazione, la non autosufficienza, la mancanza di alcune professionalità, le differenze tra territori e la necessità di ridurre i tempi di accesso alle prestazioni. «Un sistema sanitario universalistico è un fattore di coesione sociale», ha affermato Schillaci, sottolineando il suo ruolo nella protezione delle persone più fragili e nel contenimento delle disuguaglianze.
Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha sostenuto la necessità di spostare l’attenzione verso la prevenzione e verso una gestione della salute meno concentrata negli ospedali. Non servono soltanto medici, ha aggiunto, ma anche infermieri e tutte le altre figure professionali coinvolte nell’assistenza. Marco Marcocci, vicepresidente nazionale di Confcooperative con delega al welfare, ha invece insistito sull’esigenza di coordinare soggetti diversi per evitare sprechi e costruire una rete più efficace.
Dai Comuni una rete mediterranea
La sindaca di Firenze Sara Funaro ha portato nel confronto il punto di vista degli amministratori locali. Le politiche pubbliche, ha sostenuto, non dovrebbero essere guidate dalla ricerca del consenso immediato, ma dalla risposta ai bisogni differenti delle persone. «Dobbiamo fare rete», ha dichiarato, annunciando il lavoro preparatorio per un’iniziativa con 100 sindaci italiani e mediterranei dedicata alla sostenibilità ambientale.
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La proposta si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo dei territori. Per Augusto dell’Erba, presidente di Federcasse-BCC, l’economia capace di produrre risultati concreti nasce dalla collaborazione locale e dal contributo del movimento cooperativo. L’obiettivo, ha spiegato, è generare valore, ricchezza e risparmio, trasformando i principi dell’economia sociale in attività reali.
Anche Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha richiamato la funzione delle cooperative nelle aree più fragili. Il loro compito, ha detto, è continuare a mettere le persone prima del capitale, destinare risorse alle generazioni future e offrire risposte nei settori dell’agricoltura, della finanza, del lavoro e dell’assistenza sociale.
Europa e aree interne al centro
Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, ha indicato nel rilancio delle aree interne e rurali una delle priorità del confronto europeo. L’obiettivo è rafforzare la possibilità di restare nei territori, soprattutto per le nuove generazioni, attraverso una strategia specifica.
La Commissione europea, ha anticipato Fitto, presenterà a gennaio una proposta sulle aree interne. Il documento dovrebbe orientare le scelte del nuovo piano nazionale e regionale di partenariato e contribuire alla definizione degli strumenti collegati al prossimo bilancio.
Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha descritto come decisivo il contributo spesso poco visibile di associazioni, cooperative, realtà sportive e culturali. In questa prospettiva, la valutazione dell’impatto economico e sociale, la progettazione responsabile e la condivisione dei percorsi diventano criteri essenziali per rafforzare il bene comune.
Bellucci ha infine ribadito che il governo vuole rendere l’economia sociale una componente stabile del modello di sviluppo nazionale. Il Festival si è chiuso così con un collegamento tra numeri, servizi pubblici e partecipazione civica: non solo una discussione sulla crescita, ma un confronto sul modo in cui le comunità possono affrontare insieme le proprie fratture.
Un finale dedicato alla Repubblica
Il programma aveva previsto anche un momento culturale nella serata di giovedì, conclusa dall’interpretazione di Lella Costa nello spettacolo “Madri della Repubblica”. L’iniziativa, curata dalla Fondazione MUS.E, era dedicata agli 80 anni dell’Assemblea Costituente.
Lo spettacolo prendeva spunto anche dal volume “Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica”, dedicato a Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin e scritto da Leonardo Brancaccio. Il Festival è nato da un’idea di Federcasse, con la promozione di Confcooperative e l’organizzazione e progettazione di NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco e Federaz.
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