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Attualità 3 min di lettura23 ore fa

Ustica, la Francia apre gli archivi: l’inchiesta può ripartire

Parigi si dice pronta a consegnare nuovi documenti, mentre la Procura di Roma valuta il ritiro della richiesta di archiviazione alla vigilia dell’udienza.

La vicenda di Ustica potrebbe conoscere una nuova svolta dopo decenni di domande senza risposta. Le autorità francesi avrebbero infatti comunicato la disponibilità a consegnare all’Italia l’intero materiale documentale ancora reperibile sulla strage del 27 giugno 1980, compresi atti che potrebbero riguardare le rogatorie inviate all’epoca dalla Procura di Roma.

La comunicazione arriva a ridosso dell’udienza fissata per mercoledì 30 settembre davanti al giudice per le indagini preliminari. In quella sede, i magistrati romani potrebbero formalizzare il passo indietro sulla richiesta di archiviazione dei due procedimenti contro ignoti, aperti rispettivamente nel 2008 e nel 2022 e successivamente riuniti.


Nuovi documenti prima dell’udienza

La disponibilità francese è stata trasmessa attraverso una nota dell’ambasciata al ministero degli Esteri. Il documento, fatto arrivare tramite la Presidenza del Consiglio al ministero della Giustizia e poi alla Procura di Roma, comprende materiale prodotto in un arco temporale esteso fino ai primi anni Novanta. Tra gli atti potrebbero esserci anche documenti del ministero della Difesa francese.

Parigi avrebbe inoltre lasciato aperta la possibilità di rispondere a ulteriori richieste italiane. Secondo quanto riferito da fonti informate, l’accelerazione sarebbe maturata durante l’estate, proprio mentre cresceva il rischio di una chiusura dell’indagine, anche in seguito alle sollecitazioni arrivate dall’associazione dei familiari delle vittime. Il tema potrebbe essere stato affrontato direttamente da Emmanuel Macron e Giorgia Meloni nei loro incontri di giugno.


I familiari chiedono di andare avanti

La notizia è stata accolta con soddisfazione da Giuliana Cavazza, presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica, che nella tragedia perse la madre. Cavazza considera il materiale francese un possibile strumento per riaprire piste investigative e auspica che gli accertamenti riguardino anche le recenti indagini francesi sul terrorismo e l’ipotesi di un’esplosione a bordo, finora non approfondita secondo l’associazione.

«La verità ha la testa molto dura», ha detto Cavazza, spiegando di voler mantenere fiducia nonostante gli anni trascorsi. La presidente ha definito inatteso l’eventuale ritiro della richiesta di archiviazione, ma ha ribadito di aver sempre sperato che il procedimento non venisse chiuso. Anche il fatto che il governo italiano si sia costituito parte offesa viene considerato dall’associazione un segnale incoraggiante.

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Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime, ha sottolineato il valore dell’accesso ai documenti richiesti con le rogatorie. «Se quindi davvero quei documenti sono stati messi a disposizione della procura è un’ottima notizia», ha affermato, ricordando di aver chiesto a Meloni di sollecitare Macron durante il loro incontro di giugno.


Bologna torna a chiedere risposte

Alla vigilia dell’udienza, il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha scritto alla presidente del Consiglio per conoscere lo stato delle iniziative governative sulla strage. Nella lettera ha richiamato il lavoro della commissione incaricata di esaminare la mancata reperibilità di alcune serie archivistiche del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti relative al periodo 1969-1984, oltre all’attività del Comitato consultivo sui versamenti archivistici.

Lepore ha chiesto anche aggiornamenti sulla collaborazione con gli Stati stranieri che potrebbero conservare materiale utile. Bologna, ha ricordato il sindaco, continua a custodire la memoria della tragedia attraverso il Museo per la memoria di Ustica e il rapporto con l’associazione dei familiari.

Il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno la sera del 27 giugno 1980: morirono tutte le 81 persone a bordo. Anthony De Lisi, familiare di due vittime, ha accolto la possibile riapertura del percorso investigativo sostenendo che l’aereo fu abbattuto e che quella notte si verificò una battaglia nei cieli del Mediterraneo. A suo giudizio, oltre all’identificazione dei responsabili, resta da chiarire quale attività militare fosse in corso e se vi siano state omissioni nella sorveglianza dello spazio aereo italiano.

Fonti vicine al dossier interpretano la posizione francese come un segnale di cooperazione tra Roma e Parigi, attribuendolo anche all’atteggiamento mantenuto da Macron sul caso. Ora l’attenzione si concentra sull’udienza del 30 settembre e sulla possibile scelta della Procura di non chiedere più l’archiviazione.

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