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Attualità 3 min di lettura5 ore fa

Garlasco, il caso riaccende lo scontro: accuse e memorie cancellate

Nuove testimonianze davanti ai magistrati di Pavia ricostruiscono il ruolo dell’ex comandante del Ris e le verifiche sul Dna trovato sui pedali della bicicletta.

A Garlasco il dibattito sul delitto di Chiara Poggi è tornato a dividere anche la comunità locale. Valentina Bertani, titolare di un ristorante-bar sulla strada principale, racconta di aver modificato il modo di pubblicizzare la propria attività: «Ormai se pubblico in rete un nuovo menù evito di mettere i collegamenti a Garlasco. Perché altrimenti, sotto ai dolci, si scatena la guerra delle opinioni giudiziarie».

Rita Preda, vicina alla famiglia Poggi, non ha invece voluto commentare ampiamente gli ultimi sviluppi. Ha ribadito che per lei la vicenda è già definita, ricordando che Alberto Stasi è stato condannato con sentenza definitiva.


Le accuse del vice riaprono il confronto

Nel materiale raccolto dai magistrati di Pavia compare anche la versione di Marco Pizzamiglio, all’epoca vice di Luciano Garofano. A suo dire, l’ex comandante del Ris rientrò dal Brasile dopo l’omicidio e intervenne nuovamente sull’attività investigativa già avviata.

Pizzamiglio ha descritto Garofano come un dirigente abile nel coordinamento, ma privo, secondo lui, di una lunga esperienza operativa sul campo. Gli ha inoltre attribuito un interesse particolare per la visibilità pubblica: «Ma lui faceva queste cose soprattutto per esposizione mediatica…». Il vice ha anche riferito che Garofano non avrebbe voluto affidare a Marino e Mattei il ruolo di consulenti, ipotizzando che intendesse occuparsene personalmente.


Il nodo delle analisi sui pedali

Le dichiarazioni riguardano soprattutto gli accertamenti genetici eseguiti sulla bicicletta di Alberto Stasi. Alberto Marino aveva riferito di aver individuato materiale cellulare riconducibile a Chiara Poggi sui pedali e, il 20 settembre, aveva svolto due ulteriori verifiche che non avevano confermato il primo risultato.

Garofano ha spiegato ai pubblici ministeri di non ricordare di aver esaminato quelle controanalisi. Ha detto di essere stato probabilmente informato dal capitano Marino, ma senza riuscire a precisare né il momento né le modalità della comunicazione. Quanto alla relazione del 24 settembre, ha dichiarato di non avere un ricordo puntuale e ha richiamato il proprio compito istituzionale di trasmettere gli atti.

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Il ritorno dal Brasile e i sopralluoghi

Secondo Pizzamiglio, il comandante avrebbe poi riorganizzato il lavoro compiuto durante la sua assenza e sarebbe tornato a Garlasco per un ulteriore sopralluogo. Il vice non ha saputo dire se quell’intervento fosse stato concordato con la magistrata titolare dell’indagine.

Lo stesso Pizzamiglio ha raccontato di aver effettuato il primo sopralluogo nella villetta di via Pascoli. Il personale disponibile era ridotto e, nonostante la presenza di molto sangue, gli investigatori non riuscirono a iniziare subito le attività perché non disponevano dell’attrezzatura necessaria.


Cosa ricordano gli altri testimoni

Garofano ha ammesso di conservare pochi ricordi degli avvenimenti di quei giorni. Anche Giorgio Portera, ex appartenente al Ris e oggi consulente televisivo, ha detto di non ricordare le analisi fallite del 20 settembre, pur ritenendo plausibile una loro esecuzione dopo un risultato iniziale inatteso.

Garofano ha definito quelle prove un eccesso di zelo e ha sostenuto che, se fosse esistita la volontà di occultarle, sarebbero state eliminate. Ha inoltre spiegato che ogni esito veniva comunicato alla propria catena gerarchica, mentre i rapporti con la magistrata dell’epoca, Muscio, sarebbero stati gestiti direttamente da lui.

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