Sanità e difesa, il Governo cerca spazio nei conti: la partita dei 14 miliardi
Roma valuta un ricorso limitato al disavanzo aggiuntivo mentre tratta con Bruxelles sugli investimenti energetici e sulle nuove risorse chieste dalle Regioni
Le Regioni tornano a chiedere più risorse per la sanità proprio mentre il Governo prepara la prossima manovra. Un documento tecnico quantifica il fabbisogno in 18 miliardi distribuiti su tre anni, ma la Conferenza dei presidenti ha per ora approvato soltanto il riconoscimento della necessità di nuovi finanziamenti, rinviando alla prossima settimana la discussione sulle cifre.
La sanità apre un altro fronte
Resta da stabilire anche come vincolare le somme. Il ministero della Salute, guidato da Schillaci, ha indicato una richiesta di 5,5 miliardi; le Regioni puntano invece a regole meno rigide sulla destinazione delle risorse. La definizione dell’importo dovrà tenere conto anche degli equilibri politici tra amministrazioni di centrodestra e territori governati da Pd o M5S.
La pressione sul bilancio arriva in una fase delicata per i conti pubblici. L’aumento dei rendimenti internazionali ha riportato a 100 punti il differenziale tra BTp e Bund, mentre Francia, Stati Uniti e Giappone restano osservati per il peso dei rispettivi debiti. Parigi, per il 2027, ha programmato emissioni per 340 miliardi, il livello più alto mai previsto nel Paese.
Inflazione, Pil e interessi
I saldi aggiornati nel Documento programmatico di finanza pubblica dovranno incorporare l’evoluzione dei prezzi. Un’inflazione più elevata sostiene il Pil nominale, già favorito dalla revisione al rialzo delle stime reali dell’Istat, che per il 2026 vengono orientate verso l’1%.
Lo stesso fattore, tuttavia, aumenta alcune voci di spesa indicizzate, tra cui pensioni e assegno unico, oltre a una quota inferiore al 9% dei BTp. Anche gli interessi sul debito risentono del rialzo dei tassi deciso dalle banche centrali, rendendo più stretti i margini disponibili per il Governo.
Bruxelles valuta una soluzione intermedia
La trattativa con la Commissione europea si concentra sull’uso della clausola che consente di attivare una quota di disavanzo aggiuntivo per energia e difesa. Roma punta a ottenere l’inclusione dell’intero pacchetto da 14 miliardi destinato agli investimenti energetici, pari allo 0,3% del Pil nel 2026 e nel 2027, senza consumare quelle risorse per le spese militari.
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Sul tavolo c’è anche l’ampliamento degli interventi ammissibili. Tra le ipotesi figura il ripristino dello sconto del 65% per i lavori edilizi capaci di ridurre i consumi, dagli infissi alle pompe di calore, fino ai condizionatori, al solare termico e ai cappotti.
Il deficit resta sotto esame
L’Italia dovrebbe confermare per l’anno in corso un disavanzo al 2,9%, quindi al di sotto della soglia del 3%. Se il dato sarà confermato, il Paese potrebbe uscire dalla procedura per deficit eccessivo in primavera, secondo il calendario previsto, lasciando spazio a una valutazione più flessibile purché i conti non superino i limiti concordati.
La richiesta di Roma si colloca così tra due posizioni: il blocco completo della clausola, ipotizzato dopo la conferma del deficit 2025 al 3,1%, e l’eventuale domanda per tutti i 36 miliardi discussa a Palazzo Chigi. L’attivazione dovrà comunque essere concordata con Bruxelles e passare dal Consiglio europeo, come previsto dalle regole della nuova governance fiscale.
Venerdì arriva il primo passaggio
La risoluzione della commissione Bilancio, sottoscritta da tutti i gruppi di Camera e Senato, dovrebbe essere approvata domani. Il documento impegna l’esecutivo a presentare il Documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento, indicata nella versione definitiva come eventuale.
Giancarlo Giorgetti ha confermato indirettamente che il dossier è aperto. A Praga, accanto a Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia ha risposto a una domanda sull’utilizzo della clausola europea: «C’è una risoluzione in commissione Bilancio, se la votano...». Il piano dei conti e la possibile richiesta di extradeficit approderanno quindi al Consiglio dei ministri di venerdì sera.
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