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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Veronika Dintinjana, quando un verso diventa una chiave per tornare

Dalla memoria familiare alla fragilità delle case, la poesia della slovena Veronika Dintinjana attraversa acqua, paesaggi e domande sull’identità.

Un solo verso può accompagnare una persona per tutta la giornata, proteggerla dalla paura e persino indicarle la strada di casa. È questo il centro emotivo di “Nostos”, uno dei testi di Veronika Dintinjana, poetessa e traduttrice slovena nata nel 1977, che vive a Lubiana.


Una poesia per attraversare la paura

Nel componimento, la lettura non viene misurata attraverso il numero dei libri affrontati, né esibita come un catalogo di autori. A contare è piuttosto la traccia lasciata da poche parole: un verso capace di restare accanto a chi lo ha incontrato mentre camminava, anche al prezzo di perdere l’autobus, e di tornare alla mente nei momenti di angoscia, malinconia o solitudine.

La poesia assume così una funzione concreta. Due righe possono allontanare i pensieri insistenti, una strofa può modificare la percezione del mondo e l’ultima frase può trasformarsi nella chiave che attende sul davanzale o vicino all’ingresso. Il ritorno evocato dal titolo non è soltanto geografico: è il rientro verso uno spazio interiore riconoscibile.


Il percorso di Dintinjana

Dintinjana ha pubblicato due libri di versi. Il primo, “Rumeno gori grm forzicij” (“Giallo brucia il cespuglio di forsizia”), è uscito nel 2008 e ha ricevuto il riconoscimento per la migliore opera d’esordio alla 24ª Fiera del libro di Lubiana. Nel 2016 è arrivata “V suhem doku” (“Nel bacino di carenaggio asciutto”), premiata l’anno seguente con la Jenkova nagrada, assegnata alla migliore raccolta poetica pubblicata nel biennio precedente.

Accanto alla scrittura, l’autrice svolge attività di traduzione e organizzazione culturale. Ha portato in sloveno opere di Louise Glück, Denise Levertov e Ciaran O’Driscoll ed è tra le organizzatrici delle serate poetiche e del festival Mlade rime. I testi qui presentati appartengono alla sua seconda raccolta, tradotta in italiano da Michele Obit.


Acqua, radici e paesaggi instabili

Nel libro il Mediterraneo non è uno sfondo immobile. La sua geografia si dilata verso settentrione e oltre l’oceano, mentre l’acqua diventa una presenza dominante e la navigazione il modo privilegiato per muoversi tra luoghi, ricordi e generazioni. Il paesaggio marino accompagna una riflessione sull’identità, sulle origini e sulle vicende degli antenati.

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Anche il rapporto tra nascita e morte attraversa la raccolta, insieme al dialogo con le arti visive. Le immagini non decorano i versi, ma li aiutano a interrogare ciò che resta dell’esperienza: alberi, persone e luoghi colti nella loro durata limitata e nel loro inevitabile consumarsi.


Gli oleandri resistono alla frattura

In “Oleandri”, una casa azzurra addossata alla collina appare minacciata da una crepa che arriva fino alle fondamenta. Il monte si muove, l’edificio poggia su un terreno insicuro e il lavoro necessario a costruire le abitazioni si intreccia con il tentativo umano di dare stabilità a desideri e speranze.

Gli alberi piantati insieme, invece, continuano a crescere nonostante lo spazio ridotto. La loro direzione è doppia, verso il basso e verso l’alto, come quella delle piante che riescono a vivere sulla roccia nuda. Margherite e achillee, osservate anche su una parete della cattedrale di Pontevedra, diventano il segno di una vita capace di nascere nelle crepe lasciate dalla pietra e dal cemento.


Una raccolta tra bellezza e precarietà

Un altro testo, introdotto dalla domanda «Bambina, hai finito i compiti?», presenta l’esistenza come una successione di richieste a cui non è possibile rispondere pienamente. Non esistono metodi sicuri per ordinare sentimenti, pensieri e azioni; restano l’abbandono alla grazia o alla disgrazia e ciò che l’arte riesce a salvare.

La comprensione, suggerisce Dintinjana, è intermittente come un affare o un bacio. Proprio per questo la sua scrittura affida alla precisione delle immagini una forma di resistenza: una casa lesionata, un albero che insiste, una frase poetica capace di accompagnare il ritorno. La rarità della sua produzione rende ancora più preziosa questa seconda raccolta, piccolo libro attraversato da mare, memoria e fragilità.

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