Gaza, gli aiuti non bastano: il nodo della scelta italiana
Roma rivendica l’impegno umanitario, ma evita di sostenere le misure europee contro gli insediamenti israeliani e il governo Netanyahu.
Quaranta milioni di euro per gli aiuti, 259 pazienti accolti negli ospedali italiani e 280 borse di studio per studenti della Striscia: sono questi i principali numeri dell’impegno umanitario rivendicato dall’Italia a Gaza. Secondo l’analisi proposta, però, tali interventi non compensano l’assenza di una posizione politica più incisiva sul conflitto e sulle responsabilità del governo israeliano.
La tesi è che la diplomazia italiana abbia scelto di presentarsi soprattutto come soggetto assistenziale, mentre altri Paesi occidentali si muovono verso l’isolamento di Israele. In questo quadro, l’iniziativa umanitaria “Food for Gaza” rischierebbe di diventare anche uno strumento per attenuare il dissenso interno e nascondere le divergenze maturate in sede europea.
Gli aiuti e il vuoto politico
Il piano è stato promosso dal Ministero degli Esteri insieme al Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. L’obiettivo dichiarato consiste nell’“alleviare la sofferenza della popolazione e migliorare la sicurezza alimentare nella Striscia di Gaza”, attraverso la distribuzione di alimenti, medicinali, acqua e altri beni essenziali.
La situazione della popolazione resta drammatica: 1,2 milioni di persone, pari al 59%, si trovano in una condizione classificata come crisi, corrispondente alla fase 3 della scala IPC. Altre 212.000 persone affrontano invece un livello di malnutrizione grave, indicato come fase 4. Per l’autrice, il problema è che l’intervento non viene collegato a una strategia capace di agire sulle cause politiche della crisi.
Il conflitto, nei messaggi istituzionali dedicati all’iniziativa, appare così come una calamità senza responsabili e senza un percorso diplomatico esplicito. Non viene richiamato neppure l’accordo in 15 punti sul disarmo di Hamas, raggiunto al Cairo alla fine di luglio dal Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza e dalla stessa Hamas, poi respinto unilateralmente da Israele.
Roma si sfila dalle misure europee
A inizio settembre 2026, 12 Paesi occidentali, tra cui Regno Unito, Francia e Canada, hanno sottoscritto una dichiarazione per introdurre restrizioni e boicottaggi contro le merci provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania. L’Italia ha scelto di non aderire, motivando la decisione con quella che il governo ha definito una “via della prudenza diplomatica”.
La posizione di Roma si è distinta anche nei vertici dei ministri dell’Unione europea di aprile e luglio 2026. In quelle occasioni alcuni Stati avevano chiesto la sospensione completa dell’accordo di libero scambio con Israele, richiamando l’articolo 2 relativo al rispetto dei diritti umani.
Sul tavolo c’era anche il cosiddetto principio di differenziazione: i prodotti realizzati negli insediamenti israeliani sorti nei territori occupati dal 1967 potrebbero essere esclusi dai vantaggi tariffari previsti dagli accordi bilaterali. L’Italia, secondo la ricostruzione, non avrebbe sostenuto neppure le sanzioni contro i coloni responsabili di violenze.
La pressione dell’opinione pubblica
L’enfasi sugli aiuti avrebbe anche una funzione interna. Tra il 2024 e il 2025, secondo i dati registrati dal Viminale, in Italia si sono svolte oltre 12.000 manifestazioni e cortei a sostegno della popolazione di Gaza.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il momento di maggiore partecipazione è stato il 3 ottobre 2025, quando uno sciopero generale ha portato in piazza 500.000 persone. Nel frattempo, durante i mesi estivi, l’attenzione nazionale si sarebbe concentrata soprattutto sui conflitti politici interni e sull’immigrazione, lasciando al governo maggiore libertà di manovra sul piano internazionale.
La comunicazione sull’assistenza servirebbe quindi a mostrare un coinvolgimento concreto, senza affrontare direttamente la scelta di non appoggiare le iniziative europee contro Israele. La solidarietà umanitaria, in questa lettura, finisce per sostituire una politica estera orientata a modificare gli equilibri del conflitto.
Il limite del dialogo interreligioso
L’iniziativa diplomatica più ambiziosa indicata dal Ministero è stata la riunione dell’“Alleanza globale per i due stati”, ospitata a Roma il 28 luglio alla presenza di 25 delegazioni straniere, di rappresentanti palestinesi e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Il percorso si è concluso con un seminario sul dialogo interreligioso. Secondo la critica contenuta nell’articolo, questa impostazione riduce un conflitto territoriale e politico a una contrapposizione religiosa, trascurando il nodo della presenza israeliana nei territori occupati e la condotta del governo Netanyahu.
La questione centrale, prosegue l’analisi, sarebbe l’indisponibilità del governo israeliano a partecipare a un autentico negoziato sulla Palestina. All’ultima Assemblea delle Nazioni Unite, anche esponenti del Consiglio per la pace avrebbero sottolineato la necessità di “deradicalizzare” Israele, oltre a intervenire sui contenuti dei manuali scolastici utilizzati a Gaza.
Una difficile equidistanza
La conclusione proposta è che l’Italia stia cercando di conservare rapporti privilegiati con Tel Aviv per ragioni politiche e commerciali, distinguendosi dagli altri Paesi dell’Unione europea. La scelta di indebolire le posizioni comuni consentirebbe a Roma di mantenere una propria area di influenza, ma al prezzo di una minore incisività diplomatica europea.
Gli aiuti alla popolazione, dunque, restano indispensabili per affrontare l’emergenza, ma non possono da soli sostituire iniziative mirate sulle cause della guerra. Secondo l’autrice, il governo Meloni punta così a mantenere l’immagine di un’Italia equidistante: vicina a Gaza sul piano umanitario, ma non disposta a sostenere fino in fondo l’isolamento politico di Israele.
Continua a leggere
Flydubai, il pilota ferito: Modi lo celebra, Netanyahu avverte i mandanti
Dopo l’emergenza sulla rotta Dubai-Tel Aviv, il comandante indiano ricostruisce i momenti più drammatici mentre resta ricoverato negli Emirati.
Watson e il camper dei 5 milioni: il dettaglio inatteso
Il cane viaggiava con due spagnoli e un varesino: nel camper e in un’abitazione sono stati trovati stupefacenti, denaro e armi.
Brasile al voto: la sfida che può riavvicinare Bolsonaro a Trump
Lula cerca un nuovo mandato contro Flávio Bolsonaro, mentre il risultato può ridisegnare i rapporti con Washington, Pechino, il Mercosur e l’Unione europea.
Flydubai, i post dopo il volo deviato: cosa emerge sul copilota
Hamam al-Hammami, 29 anni, è il sospettato identificato dai media statunitensi; resta da chiarire chi abbia pubblicato i contenuti apparsi in rete nove ore dopo l’accaduto.