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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Brasile al voto: la sfida che può riavvicinare Bolsonaro a Trump

Lula cerca un nuovo mandato contro Flávio Bolsonaro, mentre il risultato può ridisegnare i rapporti con Washington, Pechino, il Mercosur e l’Unione europea.

Il voto brasiliano del 4 ottobre non deciderà soltanto chi guiderà per quattro anni la maggiore economia dell’America Latina. In gioco ci sono anche l’orientamento internazionale del Paese, il peso della destra conservatrice nella regione e il futuro dei rapporti con l’Unione europea. La corsa vede in vantaggio, seppur di misura, Luiz Inácio Lula da Silva, ma Flávio Bolsonaro può contare sull’eredità politica del padre Jair e su una sponda importante negli Stati Uniti.


Washington osserva la corsa brasiliana

La partita tra Lula e Bolsonaro junior si intreccia con l’agenda di Donald Trump. L’ex presidente statunitense ha rilanciato sui social un articolo che presenta le elezioni brasiliane come il «prossimo grande passo» del progetto di «rendere di nuovo grandi le Americhe». Il messaggio si inserisce nella volontà di recuperare una lettura più assertiva della dottrina Monroe, con Washington intenzionata a riaffermare il proprio ruolo nell’America Latina.

Flávio Bolsonaro ha sfruttato i contatti con l’amministrazione Trump soprattutto nel confronto sui dazi. Una sua eventuale affermazione potrebbe consolidare il blocco dei governi conservatori latinoamericani più vicini agli Stati Uniti; una riconferma di Lula, invece, lascerebbe il Brasile su una posizione più autonoma nei rapporti con le principali potenze. Il politologo di Harvard Steven Levitsky ha anche manifestato timori sulla possibilità che Trump metta in discussione o rifiuti di riconoscere una vittoria di Lula.


L’Europa teme un nuovo strappo

Con 213 milioni di abitanti, grandi riserve minerarie e un ruolo centrale nel Mercosur, il Brasile rappresenta un interlocutore decisivo per l’Europa. Il ritorno di Lula al potere aveva contribuito a ricucire le relazioni dopo la fase di forte contrapposizione con Jair Bolsonaro e aveva accompagnato la firma dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, arrivata dopo oltre 15 anni di negoziati.

L’eventuale successo di Flávio potrebbe riaprire quelle frizioni proprio mentre Bruxelles cerca partner affidabili per fronteggiare l’espansione commerciale cinese e il protezionismo statunitense. Welber Barral, già segretario al Commercio estero durante il secondo mandato di Lula, ha sintetizzato il possibile scenario affermando: «È opinione diffusa che, se Bolsonaro vincerà, il Brasile si avvicinerà agli Stati Uniti».

A preoccupare l’Unione europea sarebbero anche le politiche ambientali. Un ritorno della famiglia Bolsonaro riporterebbe al centro le divergenze sulla tutela dell’Amazzonia e sul contrasto alla deforestazione, questioni che avevano già compromesso i rapporti con Bruxelles. Secondo il ricercatore Bruno Capuzzi, da Flávio ci si attenderebbe un’impostazione vicina a quella del padre sia nella politica interna sia nelle relazioni internazionali.


Lula cerca il quarto mandato

Il presidente uscente, che ha 80 anni, punta a un quarto periodo alla guida del Brasile, non consecutivo. Ha già governato dal 2003 al 2010 e nel 2023 è tornato al Planalto dopo aver superato Jair Bolsonaro alle presidenziali del 2022: il ballottaggio si era chiuso con il 50,9% contro il 49,1%, appena 1,8 punti di distanza.

Sul piano economico Lula può presentare alcuni risultati favorevoli. Nel 2025 il Pil è aumentato del 2,3%, secondo l’Istituto brasiliano di geografia e statistica, mentre la disoccupazione ha raggiunto il 5,1% nell’ultimo trimestre, il dato più basso mai rilevato. Restano tuttavia le difficoltà legate all’inflazione, ai debiti delle famiglie e alla sicurezza, temi diventati sempre più rilevanti durante la campagna del 2026.

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Per difendere il proprio consenso, il presidente ha puntato su nuovi interventi di sostegno ai nuclei familiari e su misure per riorganizzare l’indebitamento privato. La sua candidatura si presenta quindi con un bilancio economico da rivendicare, ma anche con problemi interni che potrebbero pesare sulla scelta degli elettori.


Flávio raccoglie l’eredità paterna

Flávio Nantes Bolsonaro è nato il 30 aprile 1981 nello Stato di Rio de Janeiro ed è il primogenito di Jair Bolsonaro. Dopo la laurea in giurisprudenza alla Universidade Candido Mendes, ha iniziato molto presto la carriera istituzionale: nel 2002, a 21 anni, è stato eletto all’Assemblea legislativa dello Stato di Rio de Janeiro, dove ha ottenuto quattro mandati.

Nel 2018 è entrato al Senato federale, iniziando l’incarico nel 2019. Durante la presidenza del padre è diventato una delle figure più visibili del campo bolsonarista e del movimento conservatore. Jair Bolsonaro, oggi ineleggibile e agli arresti domiciliari per il tentativo di interferire sull’esito delle elezioni del 2022, non può correre personalmente e ha affidato al figlio la prosecuzione della propria linea politica.

Il Partito Liberale ha ufficializzato la candidatura di Flávio nel luglio 2026. La convention del 25 luglio, organizzata a San Paolo, ha assunto anche un rilievo internazionale grazie alla presenza del presidente argentino Javier Milei. Intorno alla candidatura si è così concentrata una rete di alleanze che supera i confini brasiliani.


Il voto può andare al ballottaggio

Nonostante i 13 candidati in lizza, il confronto appare dominato dai due principali schieramenti. In un ballottaggio simulato citato da Reuters, Lula raccoglierebbe il 48% dei voti e Flávio Bolsonaro il 45%. Per conquistare la presidenza al primo turno occorre superare la metà dei voti validi.

Se nessuno raggiungerà quella soglia, i due candidati più votati torneranno a sfidarsi il 25 ottobre. La distanza ridotta rilevata dai sondaggi lascia quindi aperta la competizione e rende decisivi sia i temi economici e sociali interni sia la direzione internazionale che il Brasile sceglierà di assumere.

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