Urne Usa, tra firme e schede postali: le regole che cambiano
Dai documenti con fotografia al voto anticipato, ogni Stato applica procedure diverse mentre il confronto politico si concentra sull’accesso alle urne.
In diversi Stati americani votare è diventato più complesso anche per chi deve semplicemente raggiungere un seggio. Sono state accorciate le finestre per chiedere o restituire una scheda postale, ridotte le occasioni per votare in anticipo e, in alcuni casi, limitati i punti dove consegnare il voto. Esistono inoltre norme che impediscono di distribuire acqua o cibo alle persone in attesa nella fila, con formulazioni differenti a seconda del territorio.
Il confronto si è intensificato in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. I repubblicani sostengono che queste misure servano a proteggere la regolarità del voto; gli oppositori le considerano invece un ostacolo per una parte degli elettori. A rendere il quadro difficile da decifrare contribuisce il fatto che negli Stati Uniti non esiste un’unica macchina elettorale nazionale: ogni Stato organizza la propria consultazione, per un totale di 50 procedure da coordinare.
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Le restrizioni cambiano da Stato a Stato
North Carolina, Arkansas, Montana, Utah, South Dakota e Arizona hanno ridotto il periodo disponibile per votare per posta. In Georgia sono stati compressi i tempi per richiedere la scheda e sono diminuiti i contenitori destinati alla consegna diretta. Il Texas ha introdotto condizioni più rigide per l’identificazione degli elettori che scelgono la posta e ha fissato limiti per il voto anticipato.
Anche l’Ohio ha eliminato alcune giornate di voto anticipato, restringendo contemporaneamente l’intervallo per ottenere e restituire la scheda. In Florida, invece, è stata limitata la possibilità di richiedere il voto postale per più tornate consecutive. La discussione comprende inoltre il ridisegno dei distretti elettorali, noto come gerrymandering: la modifica dei confini può concentrare il voto bianco, generalmente più vicino al Partito repubblicano, e disperdere quello delle minoranze, più orientate verso i democratici.
Le regole sull’identificazione sono un altro terreno di scontro. Trentasei Stati chiedono un documento prima di consentire il voto; in 24 di questi deve comparire anche la fotografia, come accade con patente, passaporto o documento rilasciato dallo Stato. In mancanza del documento richiesto, l’elettore può ricorrere a una scheda provvisoria, destinata a diventare valida dopo la presentazione dell’identificazione nei giorni successivi.
Quali documenti servono davvero
Quattordici Stati, insieme al Distretto di Columbia, non impongono invece l’esibizione di una carta d’identità al seggio. L’Iowa è l’unica eccezione in un gruppo composto soprattutto da Stati a maggioranza democratica. In questi casi, il controllo dell’identità viene ritenuto già effettuato al momento dell’iscrizione nelle liste elettorali; in alcune circostanze il personale può anche verificare la corrispondenza tra la firma dell’elettore e quella conservata nei registri.
A seconda della legislazione locale, possono essere accettate anche bollette intestate oppure una dichiarazione giurata. La scelta di non rendere obbligatorio un documento fotografico nasce, tra le altre ragioni, dalla scarsa evidenza di frodi elettorali diffuse. Heritage Foundation ha individuato appena 36 casi collegabili a irregolarità nelle elezioni svolte in Pennsylvania nell’arco di 40 anni.
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Il problema più discusso riguarda quindi la partecipazione, non soltanto la sicurezza del voto. Un’indagine del 2024 ha stimato che 21 milioni di cittadini americani in età elettorale non possiedono una patente valida, mentre il numero di chi non ha un passaporto è ancora maggiore. Tra le persone più esposte figurano anziani che non guidano, cittadini che hanno cambiato da poco residenza, studenti lontani dall’indirizzo ufficiale e persone senza dimora.
Tra seggio, posta e voto anticipato
La consultazione ordinaria si svolge nello stesso giorno in tutto il Paese: l’Election Day cade sempre il martedì successivo al primo lunedì di novembre, negli anni pari. Per votare occorre avere almeno 18 anni, essere cittadini degli Stati Uniti e non avere subito la sospensione o la revoca dei diritti civili. Le norme riguardanti detenuti ed ex detenuti, tuttavia, non sono uniformi.
Al seggio l’elettore comunica le proprie generalità, mostra il documento quando previsto e firma il registro. Riceve una scheda molto ampia, perché può contenere scelte per la presidenza, il Congresso, i parlamenti statali, il governatore, lo sceriffo e diversi referendum. Dopo aver indicato i candidati con una penna nera, inserisce il foglio in uno scanner che registra la preferenza.
In molte circoscrizioni è disponibile anche un apparecchio elettronico. La selezione avviene sullo schermo tattile e la macchina produce una ricevuta cartacea, che l’elettore può controllare e inserire in un lettore ottico. Il documento fisico rimane conservato per verifiche e riconteggi nel caso in cui il risultato venga contestato.
Poiché il giorno delle elezioni è un martedì lavorativo, molti Stati hanno ampliato le modalità alternative. Il voto anticipato può essere espresso di persona in sedi aperte prima della data ufficiale oppure attraverso contenitori dedicati alla consegna delle schede. Quarantasette Stati su 50, oltre al Distretto di Columbia, permettono il voto anticipato in presenza; fanno eccezione Alabama, Mississippi e New Hampshire.
La durata varia ampiamente: South Dakota e Minnesota consentono di votare fino a 46 giorni prima, mentre Kentucky apre questa possibilità soltanto nei 5 giorni precedenti. Tutti gli Stati ammettono inoltre il voto per posta, ma con requisiti differenti: talvolta basta presentare la richiesta, mentre altrove occorre motivare l’assenza dal seggio con ragioni come malattia, età avanzata o impegni di lavoro lontano da casa. Washington, Oregon e Colorado inviano automaticamente la scheda a tutti gli elettori aventi diritto, perché lì il voto postale è la modalità prevalente.
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