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Attualità 1 min di lettura21 ott

Seae, Roma entra nello scontro: chi decide la politica estera Ue

Un documento informale italiano difende il peso dei governi nazionali, mentre Parigi e Berlino sostengono un rafforzamento della presidente della Commissione

A Bruxelles il confronto sul futuro della politica estera dell’Unione acquista una nuova dimensione: l’Italia ha fatto circolare un documento informale a sostegno del ruolo degli Stati membri nel Seae, il servizio diplomatico europeo guidato da Kaja Kallas. La presa di posizione colloca Roma nel fronte favorevole all’attuale equilibrio istituzionale e riapre il dibattito sulla distribuzione dei poteri nell’Ue.

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Il nodo è il controllo della diplomazia europea

Da settimane il rapporto tra Ursula von der Leyen e Kaja Kallas è attraversato da una contrapposizione discreta ma sostanziale. Al centro non ci sono soltanto le competenze del Seae, bensì la titolarità dell’indirizzo internazionale dell’Unione.

La questione riguarda quindi il confine tra il ruolo della Commissione e l’influenza dei governi nazionali. Il documento italiano sostiene la necessità di preservare il peso delle capitali nella definizione delle scelte diplomatiche comuni.

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Roma si schiera con Kallas

Con l’iniziativa trasmessa a Bruxelles, l’Italia prende posizione nel confronto istituzionale senza proporre, per quanto emerge dal testo, una rottura dell’assetto europeo. Il suo orientamento coincide con quello di Kallas nella difesa delle prerogative collegate agli Stati membri.

Sul versante opposto si collocano Francia e Germania, favorevoli a una revisione capace di accrescere il ruolo della presidente della Commissione. La divergenza riguarda dunque la direzione di una possibile riforma del Seae e l’equilibrio tra Commissione, governi nazionali e servizio diplomatico dell’Unione.

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