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Attualità 2 min di lettura13 min fa

Notte da incubo a 2.300 metri: fratelli soccorsi al rifugio chiuso

Due ragazzi tedeschi di 13 e 16 anni hanno tentato di passare la notte all’aperto dopo aver trovato sbarrata la struttura scelta dai genitori per il trekking.

Il piano della famiglia sembrava semplice: rientrare dopo alcune ore di cammino e lasciare ai due figli il compito di raggiungere il rifugio previsto per la notte. A oltre 2.300 metri, però, i fratelli hanno trovato la struttura chiusa e sono rimasti esposti al freddo senza l’attrezzatura necessaria. L’allarme è scattato nella notte, quando uno dei due ha accusato un malore.

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Il rifugio era chiuso da giorni

La famiglia, di nazionalità tedesca, si trovava in Alto Adige per una vacanza e aveva scelto Dobbiaco, in provincia di Bolzano, per l’escursione di sabato 17 ottobre. Dopo l’avvio del trekking, i genitori hanno deciso di interrompere il percorso e tornare indietro, consentendo ai figli di proseguire autonomamente perché li consideravano preparati.

L’itinerario dei ragazzi prevedeva l’arrivo al Bonnerhütte, a 2340 metri di altezza, dove avrebbero dovuto fermarsi fino al giorno seguente. I due sono effettivamente riusciti a raggiungere la destinazione grazie alla loro esperienza, ma hanno trovato l’ingresso sbarrato: la struttura non era operativa dalla settimana precedente. La famiglia, infatti, non aveva controllato se il rifugio fosse aperto.


Il freddo costringe a chiedere aiuto

In un primo momento i fratelli hanno provato a sistemarsi all’esterno dell’edificio, contando di trascorrere lì la notte. Le temperature vicine allo zero e l’assenza di equipaggiamento adeguato hanno però reso rapidamente impossibile il tentativo. Uno dei due ha anche iniziato a vomitare, segnale di un peggioramento delle sue condizioni.

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A quel punto i ragazzi hanno contattato i genitori, che hanno avvisato i soccorsi. Intorno all’una di notte, i tecnici del Soccorso Alpino della Val Pusteria li hanno raggiunti presso il rifugio e li hanno trovati in ipotermia e con un grave assideramento. I due fratelli sono stati quindi trasportati all’Ospedale di San Candido, nel territorio della provincia di Bolzano, per gli accertamenti.


La valutazione dei soccorritori

Dopo l’intervento, i soccorritori hanno definito «di grande leggerezza» la decisione dei genitori di far affrontare ai minori il percorso senza avere verificato l’apertura del rifugio. Hanno comunque precisato che episodi di questo tipo non sono frequenti nelle attività di soccorso in montagna.

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