Musei italiani, la fuga dei capolavori: cosa c’entra il fisco
Le agevolazioni fiscali cancellate per le donazioni potrebbero spingere collezionisti e fondazioni a trasferire opere all’estero, lasciando vuoti diversi musei italiani.
Il museo comunale Sant’Anna di Palermo conserva cento opere ricevute dalla fondazione, ma il futuro di queste donazioni si inserisce in un quadro sempre più incerto. A preoccupare è soprattutto il trattamento fiscale riservato a chi decide di destinare opere o denaro agli enti pubblici.
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Il paradosso delle donazioni ai Comuni
Roberto Bilotti, nipote di Carlo e membro del comitato scientifico del museo di Villa Borghese, mette in evidenza una disparità: chi assegna un’opera a un soggetto privato del Terzo settore può ottenere una deduzione del 10 per cento, mentre il trasferimento a un Comune non produce alcun beneficio tributario.
La situazione cambia per le somme di denaro. Una donazione di mille euro a un’amministrazione comunale consente infatti una detrazione del 19 per cento. Per un dipinto di Caravaggio, Dalí o di altri grandi autori, invece, l’agevolazione non è prevista, salvo il caso di chi dichiari un reddito lordo annuo inferiore a 50 mila euro, soglia che permette di accedere allo stesso sgravio del 19 per cento. Bilotti considera improbabile che molte persone in questa fascia possiedano e trasferiscano opere di valore allo Stato.
Il patrimonio rischia di oltrepassare i confini
Proprio questo meccanismo sta spingendo una parte della collezione appartenuta a Carlo Bilotti verso gli Stati Uniti. Le opere, inizialmente destinate al museo romano intitolato al collezionista, comprendono lavori di Chagall, Dalí, de Kooning, Dubuffet, Hirst, Kandinsky, Kiefer, Lichtenstein, Matisse, Miró, Picasso, Rauschenberg, Saville, Twombly e Warhol.
«Andremo negli Stati Uniti che praticano detrazioni fiscali per le donazioni attestate al 50 per cento, non come in Italia dove sono state azzerate», ha spiegato Bilotti in merito alla scelta. Il timore è che opere oggi conservate nei caveau di altri Paesi vengano indirizzate verso istituzioni straniere, invece di arricchire le collezioni pubbliche italiane.
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Da Roma alla Calabria, gli effetti
Secondo Bilotti, la legge di Bilancio del 2027 dovrebbe intervenire sull’articolo 16 ter della Finanziaria 2025. L’obiettivo sarebbe ripristinare condizioni capaci di favorire l’arrivo nei musei di capolavori di Picasso e Warhol, oltre a sostenere le amministrazioni locali nella tutela del patrimonio culturale.
Il problema, secondo il componente del comitato scientifico, non riguarda soltanto la capitale. A Reggio Calabria sono stati recentemente ritirati alcuni bozzetti di Umberto Boccioni, collegati a dipinti di grande rilievo e custoditi al MoMa di New York. Anche i musei d’arte contemporanea di Cosenza e Rende rischiano di perdere centinaia di opere ricevute in comodato, comprese quelle della famiglia Bilotti, perché senza incentivi fiscali molte non verrebbero più donate.
La richiesta di un intervento pubblico
Bilotti sostiene che dovrebbe essere lo Stato a fornire alle città opere legate alla loro storia e alla loro identità. A suo giudizio, i privati che contribuiscono a questa funzione culturale finiscono invece per sostituirsi alle istituzioni senza ottenere un riconoscimento e subendo, in più, gli effetti delle nuove regole fiscali.
«Donando mille euro ai Comuni, si ha diritto a una detrazione del 19 per cento, mentre per un quadro di Caravaggio, Dalí o altri, non viene riconosciuto giovamento fiscale alcuno», ha osservato Bilotti. La questione aperta è quindi il possibile svuotamento dei musei che oggi ospitano opere concesse o donate da collezionisti e fondazioni.
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