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Attualità 3 min di lettura20 min fa

Logistica, la svolta digitale vale 18 miliardi: ma i costi salgono

Infrastrutture sature, carburanti più cari e rotte marittime più lunghe comprimono i margini delle imprese italiane, mentre la digitalizzazione offre risparmi potenziali rilevanti.

La rete italiana riesce ancora a sostenere buona parte dei flussi di merci e passeggeri, ma i colli di bottiglia nei nodi strategici e sui valichi alpini rischiano di trasformarsi in un freno per la competitività. Una gestione più digitale di manutenzione, documenti e procedure potrebbe ridurre i costi: quasi 7 miliardi di euro con il monitoraggio tecnologico delle infrastrutture, altri 18 miliardi nei prossimi anni grazie alla dematerializzazione dei processi logistici e circa 160 milioni ogni anno nei porti.

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La rete regge, ma con costi crescenti

Le criticità riguardano soprattutto le arterie congestionate, i rallentamenti e le interruzioni che compromettono la continuità dei collegamenti commerciali. Anche gli scali marittimi mostrano una distribuzione disomogenea dei traffici, con strutture vicine alla saturazione accanto ad altre utilizzate al di sotto delle loro potenzialità.

La tecnologia potrebbe intervenire anche sulle attività amministrative. La digitalizzazione dei documenti di trasporto e delle pratiche operative avrebbe un effetto diretto sulla spesa del sistema economico, mentre l’informatizzazione dei procedimenti portuali alleggerirebbe gli oneri burocratici e renderebbe più rapide le operazioni.


Aerei in crescita, treni in difficoltà

Nel trasporto aereo delle merci il bilancio complessivo è positivo: aumentano le tonnellate movimentate e crescono alcuni aeroporti specializzati, tra cui Roma, Brescia e Bergamo. Malpensa si muove invece in direzione opposta; lo studio associa la flessione all’annuncio della tassa sui pacchi di basso valore.

Il comparto ferroviario, che potrebbe sottrarre traffico alla strada, continua a risentire dei lavori sulle infrastrutture e di vincoli organizzativi. Nei primi sei mesi del 2026 i treni-chilometro sono diminuiti dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025; per l’intero anno il volume previsto è di circa 23 milioni di treni-chilometro. Gli incentivi, secondo l’analisi, non hanno compensato gli effetti negativi dei cantieri.


Strada e mare pagano la crisi

Nel 2025 il trasporto su gomma ha superato i 31 miliardi di tonnellate-chilometro e resta il principale strumento di flessibilità per l’industria italiana. Tuttavia, tra il 2019 e il 2026 il gasolio è rincarato di circa il 30%, con un aumento superiore al 15% soltanto nell’ultimo anno; nello stesso periodo CNG e LNG sono saliti rispettivamente del 4,1% e del 3,4%.

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La congestione pesa in modo particolare su Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, dove per i mezzi pesanti genera una spesa superiore a 1 miliardo di euro all’anno. Considerando tutti i veicoli, leggeri e pesanti, il conto nazionale sfiora i 5 miliardi. Inoltre, oltre 30mila conducenti professionali potrebbero mancare nei prossimi anni, anche per le carenze dell’attuale formazione.


Le rotte cambiano lo scenario

I porti italiani sono secondi in Europa per quantità complessiva di merci movimentate, alle spalle di quelli olandesi. Il traffico Ro-Ro, però, ha perso circa l’1% nel 2025 rispetto all’anno precedente, dopo essere cresciuto del 12% tra il 2018 e il 2025.

Le tensioni internazionali e il mancato passaggio di molte navi dal Canale di Suez hanno allungato di circa due settimane i viaggi verso l’Italia. Il rischio è quello di perdere centralità a favore degli scali del Nord Europa e di percorsi esterni al Mediterraneo. Sui collegamenti con le isole pesa inoltre il costo del carburante comprensivo degli oneri ETS, che supera il 50% della spesa operativa e rende più conveniente affidarsi interamente alla strada.


Un comparto strategico da sostenere

Il quadro emerge dall’Osservatorio Freight Insights, promosso da MOST e Fondazione CSELI e presentato a Roma durante l’11° Forum Internazionale di Conftrasporto-Confcommercio. La ricerca segnala che il fatturato delle imprese di trasporto è arrivato a 96 miliardi di euro, senza però un incremento della redditività proporzionato.

Tra il 2019 e il 2026 il costo del denaro è aumentato del 111%, l’energia elettrica del 73% e il lavoro del 18%. Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, ha sottolineato che servono sia misure immediate contro le emergenze sia una strategia coordinata di lungo periodo, capace di affrontare energia, ETS, infrastrutture, digitalizzazione e instabilità geopolitica.

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