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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Cachi, la svolta è nella consistenza: così si mangia croccante

La tecnologia ha trasformato il cachi da frutto da cucchiaino a prodotto adatto alla grande distribuzione, ma clima e costi mettono alla prova la filiera.

Per molto tempo il cachi era un frutto da aspettare. Si raccoglieva ancora duro e veniva lasciato maturare in casa, spesso sopra un armadietto, fino a quando la polpa diventava morbida e cremosa. Oggi, invece, nei negozi si trova anche una versione soda, da addentare come una mela: un cambiamento ottenuto separando la perdita dell’astringenza dalla maturazione completa.

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La tecnologia elimina l’effetto ruvido

Il consumo anticipato del cachi tradizionale può lasciare in bocca una sensazione secca e allappante. La causa sono i tannini solubili, responsabili di quella particolare ruvidità che per alcuni è una caratteristica irrinunciabile e per altri rende il frutto poco gradevole.

La definizione “cachi mela” indica soprattutto la consistenza, non una singola varietà né un unico metodo di produzione. Fuyu e Jiro, per esempio, sono cultivar naturalmente non astringenti anche quando la polpa è ancora compatta. Il Rojo Brillante, invece, deve essere sottoposto a un trattamento dopo la raccolta.

Per questa varietà si utilizzano camere in cui l’anidride carbonica raggiunge circa il 95 per cento per 24 ore, a 20 gradi. Il procedimento induce il frutto a trasformare i tannini in composti insolubili: l’effetto astringente scompare, mentre la polpa conserva la sua struttura soda. Il risultato è un prodotto più semplice da trasportare, manipolare e vendere rispetto a un cachi già molle.


Dalla Spagna ai banchi italiani

Nella Ribera del Xúquer, nei pressi di Valencia, questa tecnica è diventata parte integrante della filiera. Il marchio registrato Persimon identifica i Rojo Brillante della denominazione d’origine, commercializzati croccanti e pronti al consumo: una lavorazione successiva alla raccolta è così diventata anche un elemento dell’identità del prodotto.

La conservazione richiede però ulteriori accorgimenti. Refrigerazione, controllo dell’umidità e gestione della maturazione possono estendere la disponibilità fino a 40, 50 o 60 giorni, secondo Benito Orihuel, esperto di tecnologie per la frutticoltura. Durante lo stoccaggio restano tuttavia possibili alterazioni interne, lesioni provocate dalla movimentazione e infezioni fungine.

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Per rallentare l’azione dell’etilene, l’ormone vegetale che regola la maturazione, viene impiegato anche l’1-MCP. La maggiore praticità commerciale, dunque, comporta un impegno tecnico e produttivo più elevato.


Raccolti ridotti e clima incerto

La stagione 2026 ha mostrato anche la vulnerabilità del sistema. In Spagna, già all’inizio di ottobre, le stime dell’Associazione spagnola del frutto indicavano una produzione inferiore a 240 mila tonnellate, contro una previsione iniziale vicina alle 320 mila. Tre episodi di grandine hanno danneggiato le coltivazioni e le temperature elevate hanno rallentato le operazioni di raccolta.

Nell’area valenciana, alcuni terreni colpiti dalla grandine hanno perso dall’80 al 100 per cento dei frutti. Le superfici coltivate sono scese da 18.500 a circa 14 mila ettari e, pur essendosi stabilizzate negli ultimi due anni, continuano a pesare i costi in aumento e la difficoltà di trovare nuovi operatori.

Anche l’Italia si sta orientando verso il cachi a polpa soda. Nel 2026 Agribologna ha proposto alla grande distribuzione frutti Rojo Brillante coltivati in Romagna e venduti in confezioni da due, per un peso complessivo di 600 grammi.

La trasformazione ha quindi reso il cachi più compatibile con la distribuzione moderna, ma non ha risolto le fragilità legate ai campi e al clima. Il frutto può essere reso croccante dopo la raccolta, mentre la regolarità dei raccolti dipende ancora da grandine, temperature, disponibilità di manodopera e condizioni del territorio.

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