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Attualità 3 min di lettura15 min fa

Gasolio, i pescherecci di Ancona al limite: cosa chiedono

La flotta marchigiana denuncia costi quasi raddoppiati, pagamenti ancora attesi e il rischio di licenziamenti se gli aiuti non arriveranno in tempi rapidi.

Il margine per resistere si sta esaurendo. “Ma se il prezzo del gasolio non si abbassa e gli aiuti non arrivano, saremo costretti ad iniziare a licenziare parte del personale”, avverte Apollinare Lazzari, presidente della Cooperativa produttori di Ancona, descrivendo la situazione vissuta dagli armatori del porto marchigiano.

Secondo Lazzari, con il carburante ai livelli attuali le imprese potrebbero continuare a operare ancora soltanto per alcuni mesi, al massimo fino a gennaio-febbraio 2027. Oltre quella scadenza, senza una riduzione dei prezzi o l’arrivo dei sostegni attesi, la continuità delle attività e l’occupazione sarebbero esposte a conseguenze pesanti.

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La flotta aspetta risposte concrete

Il fermo delle imbarcazioni ad Ancona si inserisce in una mobilitazione che coinvolge gran parte delle marinerie italiane. Lazzari riferisce che hanno aderito quasi tutte le flotte, con poche eccezioni, comprese numerose barche di Civitanova.

La protesta nasce dalla necessità di ottenere tempi certi per gli interventi economici promessi. Gli operatori chiedono al Governo e alla Regione Marche di rendere disponibili le risorse e di prolungare le misure di sostegno finché l’emergenza dei costi non sarà superata.


Il carburante pesa sui conti

Ad Ancona il gasolio viene acquistato direttamente in raffineria e oggi costa tra 1,15 e 1,20 euro al litro. Il valore è comunque più contenuto rispetto alla media nazionale indicata da Lazzari, che si aggira attorno a 1,30 euro.

Il confronto con dodici mesi fa rende ancora più evidente la difficoltà. “Un anno fa il gasolio lo pagavamo circa 0,65 euro al litro, da allora è quasi raddoppiato. A queste condizioni non ce la facciamo”, denuncia un armatore, attribuendo l’impennata anche al conflitto nel Golfo. La spesa per il carburante riduce così i margini e rende sempre più complesso sostenere i costi ordinari delle uscite in mare.


A rischio anche i posti di lavoro

La crisi non riguarda soltanto la redditività delle imprese. Un armatore spiega che sulla propria imbarcazione lavorano otto persone e che, se la situazione non cambierà, potrebbe dover rinunciare a due pescatori.

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A complicare il quadro c’è inoltre la mancanza di una cassa integrazione già operativa per chi rischia di perdere l’impiego. Il protrarsi del fermo, quindi, potrebbe trasformare l’aumento del carburante in un problema occupazionale per interi equipaggi.


Contributi e credito ancora in attesa

Tra le priorità indicate dalle marinerie figura lo sblocco dei contributi previsti dalla legge 568, articolati in due tranche. Stando alle informazioni ricevute da Lazzari, il Ministero avrebbe prospettato l’avvio dei primi versamenti già a novembre.

Gli armatori chiedono anche di estendere il credito d’imposta fino alla fine dell’anno, anziché limitarlo alla fine di maggio. La misura, nelle intenzioni del comparto, dovrebbe accompagnare le imprese per un periodo più lungo e attenuare l’impatto delle spese per il gasolio.

La Regione Marche è stata coinvolta perché dovrà procedere con l’erogazione di una parte delle risorse provenienti dal Ministero. La marineria ha quindi sollecitato un incontro con l’amministrazione regionale, mentre restano da liquidare anche somme legate al fermo biologico del 2025.

Durante il confronto di martedì 20 ottobre al Masaf, riferisce ancora Lazzari, sarebbe arrivata la conferma che la Regione potrebbe cominciare entro metà novembre a pagare una quota degli aiuti finanziati attraverso i fondi Feampa e collegati agli interventi della legge 568. Gli operatori attendono ora che agli impegni seguano i versamenti, perché ogni ritardo aumenta la pressione sui bilanci delle imprese.

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