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Attualità 2 min di lettura26 min fa

Un’ora in più di buio? Il dilemma italiano sul cambio d’orario

Il 25 ottobre 2026 l’Italia tornerà all’ora solare, riaprendo il confronto tra risparmio energetico, salute, abitudini quotidiane e attività economiche.

Il passaggio all’ora solare è fissato per la notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026: in Italia gli orologi verranno spostati indietro di un’ora. Un appuntamento ormai abituale, che però continua a riaccendere la discussione sull’opportunità di mantenere o cancellare il doppio cambio annuale.

Al centro non c’è più soltanto la quantità di elettricità consumata. Il confronto coinvolge anche il benessere delle persone, l’organizzazione delle giornate e le possibili conseguenze per commercio, ristorazione e turismo.

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Il risparmio non basta più

In passato, l’argomento principale a favore dell’ora legale durante i mesi invernali era legato alla riduzione dei consumi elettrici. Estendere l’orario estivo all’intero anno produrrebbe ancora un risparmio nazionale, seppure limitato, ma oggi questo elemento non esaurisce la discussione.

A pesare sono anche gli effetti sugli stili di vita. La scelta tra ora solare e ora legale permanente viene valutata alla luce delle abitudini quotidiane e degli equilibri economici, con particolare attenzione al modo in cui la luce naturale condiziona il tempo trascorso fuori casa.


Più luce, ma benefici da verificare

Chi sostiene l’ora legale permanente punta soprattutto sulla possibilità di avere un’ora aggiuntiva di luce nel tardo pomeriggio invernale. Giornate meno buie dopo la conclusione dell’orario di lavoro potrebbero favorire la presenza negli spazi pubblici e aumentare le occasioni per svolgere attività fisica all’aperto.

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Secondo questa prospettiva, una maggiore luminosità pomeridiana potrebbe sostenere anche negozi, locali e turismo, con ricadute positive sulla socialità e sulle economie del territorio. Si tratta tuttavia di vantaggi soltanto potenziali: la loro effettiva consistenza dovrebbe essere verificata.


La salute entra nel confronto

Il dibattito si è quindi allargato alla salute pubblica, oltre che ai consumi e alle attività economiche. Il cambio stagionale dell’orario viene ormai discusso insieme agli effetti che le diverse soluzioni potrebbero avere sull’organizzazione delle giornate e sulle abitudini delle persone.

La questione resta aperta: da una parte c’è l’ipotesi di conservare più luce nel pomeriggio, dall’altra il tradizionale ritorno all’ora solare previsto in autunno. Il 25 ottobre 2026 il calendario confermerà ancora una volta il passaggio indietro di un’ora, mentre il confronto sull’abolizione del doppio cambio continuerà.

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