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Attualità 4 min di lettura19 min fa

Intelligenza artificiale, la fiducia è la vera sfida: la ricetta di Dedagroup

A Trento il Co-Innovation Day 2026 ha messo a confronto imprese, ricerca e startup su infrastrutture, dati, sicurezza e ruolo delle persone nei sistemi intelligenti.

Dai laboratori congiunti tra Dedagroup e Fondazione Bruno Kessler arrivano due direttrici per rendere l’intelligenza artificiale più affidabile e meno dipendente da una singola tecnologia: la Hybrid AI, che combina modelli generativi e conoscenza strutturata, e l’Harnessing, orientato a coordinare dati, conoscenze, agenti e processi. L’obiettivo è trasformare i risultati della ricerca in strumenti, competenze e soluzioni riutilizzabili dalle aziende del Gruppo.

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La ricerca cerca impatto concreto

Questi temi sono stati affrontati durante una delle conversazioni dedicate alle prospettive future dell’innovazione, con Riccardo Valletti di Dedagroup, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi. Il confronto ha evidenziato il ruolo della collaborazione tra mondo accademico e imprese nello sviluppo di sistemi governabili e applicabili ai processi produttivi.

Un’altra direttrice ha riguardato i dati come base essenziale per creare valore. Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai hanno discusso della necessità di disporre di informazioni aggiornate, rappresentative di contesti linguistici e industriali diversi e sufficientemente solide da sostenere l’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

Anche il rapporto tra startup, imprese e ricerca è stato al centro dei lavori. Serena Galli, cofondatrice di To The Peak, e Mirco Bucci di Anypath.ai hanno illustrato un percorso pensato per portare nuove idee verso applicazioni industriali concrete, in linea con lo sviluppo della Physical AI. La presenza della startup finalista ha dato continuità alla collaborazione di Dedagroup con To The Peak.


La fiducia diventa una condizione operativa

Il filo conduttore dell’incontro è stato il tema della fiducia digitale, considerata non come un principio astratto ma come il risultato di infrastrutture robuste, dati di qualità, sistemi sicuri e responsabilità chiaramente assegnate. A Trento, il Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup ha riunito imprenditori, dirigenti, ricercatori e innovatori proprio per discutere di come rendere l’innovazione più stabile e utile alla crescita.

Roberto Loro, direttore tecnologico di Dedagroup, ha sottolineato che la crescente disponibilità di dati e modelli rende la fiducia la risorsa più difficile da costruire. «I dati permettono di conoscere. I modelli aiutano a prevedere. Ma solo la fiducia permette di delegare», ha affermato, spiegando che i sistemi devono poter essere compresi, verificati e corretti quando necessario. La qualità dei dati, l’architettura tecnologica e i meccanismi di controllo devono quindi procedere insieme alla supervisione umana.

L’appuntamento si è inserito nel modello di innovazione aperta di Deda, che mette in relazione aziende, università, centri di ricerca, startup e giovani competenze. Il confronto ha puntato a individuare priorità tecnologiche, possibilità di collaborazione e aree di sperimentazione per i prossimi anni.


Infrastrutture e dati sono decisivi

La sessione Tech Foundations ha spostato l’attenzione sulle fondamenta fisiche e digitali necessarie per sostenere i nuovi servizi. Nel corso dei lavori è stata evidenziata l’utilità di modelli distribuiti e federati, capaci di affiancare le grandi infrastrutture globali valorizzando le caratteristiche dei territori e dei diversi sistemi produttivi.

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In questo quadro rientra Intacture, il centro di elaborazione dati sotterraneo sviluppato in Trentino attraverso il partenariato pubblico-privato Trentino DataMine. La struttura nasce con un legame diretto con il territorio, ma è stata progettata per fornire capacità e servizi anche su scala nazionale. Al progetto partecipano Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA - Istituto Atesino di Sviluppo.

La discussione ha riguardato anche il modo in cui i dati possono essere trasformati in un patrimonio riutilizzabile. Roberto Loro ne ha parlato insieme ad Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra, ponendo l’accento sull’organizzazione delle informazioni come leva per produrre conoscenza e vantaggio competitivo.


Sistemi autonomi sotto controllo

Con la sessione Trust & Orchestration il confronto si è concentrato sull’interoperabilità e sul coordinamento di sistemi composti da agenti specializzati. Il passaggio da singoli modelli di intelligenza artificiale a ecosistemi capaci di collaborare apre possibilità nell’industria e nella robotica, ma richiede nuove forme di sicurezza e governo.

Andrea Rigoni di Altirium ha osservato che la protezione dei processi critici non può più basarsi soltanto su controlli occasionali o sull’adempimento delle regole. La sicurezza deve essere verificata in modo continuo, mantenendo il controllo sulle decisioni importanti e la capacità di intervenire anche nelle situazioni più complesse. Alla sessione hanno partecipato anche Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata e Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation.

Il ruolo umano è stato approfondito nella sessione Human in the Lead, con Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow. «L’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le macchine, ma anche il modo in cui le persone comunicano, collaborano e prendono decisioni», ha spiegato. Da qui la necessità di unire competenze tecnologiche, psicologia e scienze umane, soprattutto mentre i sistemi digitali diventano più autonomi.

La riflessione sull’Intelligenza Sociale Artificiale ha analizzato proprio le interazioni tra persone e tra persone e macchine. Il messaggio emerso è che lo sviluppo tecnologico deve accompagnarsi a una definizione chiara delle responsabilità e a una comprensione più profonda dei comportamenti organizzativi.

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