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Attualità 4 min di lettura21 ott

Fiducia digitale, la sfida oltre l’IA: cosa è emerso a Trento

Al Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup aziende, ricerca e startup hanno discusso infrastrutture, dati, sicurezza e responsabilità umane nei nuovi ecosistemi digitali.

La ricerca condotta nei Co-Innovation Lab nati dalla collaborazione tra Deda e FBK punta a trasformare i risultati scientifici in strumenti concreti per le imprese. Al centro ci sono due direzioni: la Hybrid AI, che combina modelli generativi e conoscenze strutturate, e l’Harnessing, cioè il coordinamento di dati, processi, conoscenze e agenti digitali senza dipendere da una sola tecnologia.

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Dalla ricerca a sistemi governabili

Riccardo Valletti di Deda, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi hanno illustrato come questi percorsi possano produrre competenze riutilizzabili, risorse tecnologiche e nuove applicazioni a sostegno delle aziende del Gruppo. L’obiettivo è avvicinare il lavoro dei ricercatori alle necessità operative del sistema produttivo.

Le Future Signals Conversations hanno affrontato anche il valore strategico dei dati. Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai si sono concentrati sulla necessità di disporre di basi informative aggiornate, rappresentative di contesti linguistici e produttivi differenti e adeguate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.


La fiducia diventa una condizione industriale

Il tema è stato discusso a Trento durante il Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, appuntamento che ha riunito imprenditori, manager, studiosi e innovatori. Il confronto ha mostrato come il progresso digitale non possa essere affidato soltanto alla costruzione di modelli più avanzati: servono infrastrutture affidabili, dati di qualità, competenze integrate e responsabilità chiare.

Roberto Loro, direttore tecnologico di Dedagroup, ha indicato nella fiducia la risorsa più difficile da costruire in un ambiente in cui dati e modelli sono sempre più accessibili. «I dati permettono di conoscere. I modelli aiutano a prevedere. Ma solo la fiducia permette di delegare», ha affermato, sottolineando l’importanza di comprendere il funzionamento dei sistemi, controllarne gli esiti e poter ricostruire le decisioni adottate.


Infrastrutture e dati, il doppio fondamento

La sessione Tech Foundations ha esaminato il ruolo delle infrastrutture fisiche e digitali, con attenzione a modelli distribuiti e federati capaci di affiancare i grandi poli tecnologici internazionali e di valorizzare le caratteristiche dei diversi territori. In questo quadro rientra Intacture, centro dati sotterraneo realizzato in Trentino attraverso il partenariato pubblico-privato Trentino DataMine.

L’infrastruttura è stata concepita per offrire capacità e servizi su scala nazionale, pur mantenendo un forte legame con il territorio. Al progetto partecipano Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA - Istituto Atesino di Sviluppo.

I dati sono stati analizzati anche come patrimonio da ordinare, rendere accessibile e riutilizzare per produrre conoscenza e vantaggio competitivo. Insieme a Loro hanno partecipato al confronto Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra.

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Sicurezza continua e ruolo umano

La sessione Trust & Orchestration ha spostato l’attenzione dall’impiego di singoli modelli alla costruzione di ecosistemi composti da agenti specializzati, in grado di cooperare e inserirsi nei processi aziendali, nell’industria e nella robotica. Una simile evoluzione richiede sistemi interoperabili, strumenti di coordinamento e meccanismi di sicurezza verificabili nel tempo.

Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation e Andrea Rigoni di Altirium hanno discusso di questi scenari. Rigoni ha sintetizzato così il cambiamento: «La sicurezza del futuro sarà sempre meno basata su verifiche periodiche e sempre più sulla capacità di validare continuamente ciò che accade nei processi critici dell’organizzazione».

La sessione Human in the Lead ha invece approfondito il rapporto tra tecnologia, comunicazione e decisioni. Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow ha evidenziato, in particolare, che la progettazione di sistemi capaci di inserirsi nelle organizzazioni richiede il contributo congiunto di competenze tecniche, psicologia e scienze umane.


Startup e competenze per l’innovazione

L’Intelligenza Sociale Artificiale, dedicata alle interazioni tra persone e tra persone e macchine, ha rafforzato la riflessione sulla responsabilità umana nei sistemi digitali sempre più autonomi. La tecnologia, secondo il percorso sviluppato durante l’incontro, deve quindi essere accompagnata dalla comprensione dei comportamenti e delle dinamiche collaborative.

La sessione Insights from To The Peak ha dato spazio alla cooperazione tra imprese, startup e ricerca. Serena Galli, cofondatrice dell’iniziativa, e Mirco Bucci di Anypath.ai, startup finalista di To The Peak, hanno presentato un’esperienza collegata alle traiettorie di sviluppo della Physical AI.

Il coinvolgimento di Anypath.ai ha dato continuità alla partnership di Deda con To The Peak e ha offerto un ulteriore spazio per mettere in relazione competenze imprenditoriali, ricerca e applicazioni industriali. L’incontro di Trento ha così riunito i diversi elementi di un percorso che comprende innovazione aperta, trasferimento tecnologico e formazione di nuove professionalità.

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