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Attualità 4 min di lettura18 min fa

Intelligenza artificiale, la sfida non è il modello: serve fiducia

A Trento il Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup ha riunito imprese e ricerca attorno a dati, infrastrutture, sicurezza e ruolo delle persone nei sistemi intelligenti.

La ricerca sull’intelligenza artificiale punta a trasformare i risultati scientifici in strumenti concreti per le imprese. In questa direzione si muovono i Co-Innovation Lab creati da Dedagroup e FBK, impegnati nello sviluppo di sistemi affidabili, controllabili e utilizzabili in contesti produttivi diversi.

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Dalla ricerca alle applicazioni concrete

Riccardo Valletti di Dedagroup, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi hanno illustrato due linee di lavoro. La prima riguarda la Hybrid AI, che combina modelli generativi e conoscenze strutturate; la seconda è l’Harnessing, cioè il coordinamento di dati, conoscenze, agenti e processi.

L’obiettivo è ridurre la dipendenza da una singola tecnologia e costruire soluzioni riutilizzabili. Il collegamento tra aziende e ricerca dovrebbe così produrre competenze distintive, strumenti tecnologici e nuove possibilità di sviluppo per le società del gruppo.

Anche le Future Signals Conversations hanno analizzato il passaggio dalla ricerca all’utilità industriale. Un confronto ha coinvolto Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai sul valore dei dati come base strategica: per sostenere l’intelligenza artificiale servono informazioni aggiornate, rappresentative dei diversi settori produttivi e adeguate ai vari contesti linguistici.


Startup e imprese cercano nuove strade

Il rapporto tra aziende, nuove imprese innovative e mondo accademico è stato al centro dell’incontro dedicato a To The Peak. Serena Galli, tra le fondatrici dell’iniziativa, e Mirco Bucci di Anypath.ai hanno discusso delle opportunità di collaborazione e delle applicazioni legate all’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico.

La presenza di Anypath.ai, finalista di To The Peak, ha dato continuità al ruolo di Dedagroup come partner del progetto. Il confronto ha messo in evidenza un modello basato sul trasferimento delle competenze e sulla trasformazione delle idee nate nella ricerca in soluzioni destinate all’industria.


Dati e infrastrutture sono decisivi

La disponibilità di modelli avanzati, da sola, non basta a sostenere l’innovazione. Servono architetture affidabili, informazioni organizzate e sistemi capaci di funzionare in modo distribuito, affiancando le grandi infrastrutture tecnologiche globali con competenze radicate nei territori.

In questo quadro rientra Intacture, il centro dati sotterraneo realizzato in Trentino attraverso il partenariato pubblico-privato Trentino DataMine. Il progetto riunisce Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA - Istituto Atesino di Sviluppo e punta a offrire capacità e servizi utilizzabili su scala nazionale.

La sessione dedicata alle fondamenta tecnologiche ha affrontato anche i modelli federati e distribuiti. Accanto a Roberto Loro hanno partecipato Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra, con un’attenzione particolare alla gestione dei dati come patrimonio da rendere accessibile, riutilizzabile e capace di generare vantaggio competitivo.

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Sicurezza e persone restano centrali

La crescita di sistemi composti da più agenti intelligenti rende necessario un controllo costante dell’interoperabilità, dei processi e delle decisioni. Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation e Andrea Rigoni di Altirium hanno discusso delle nuove esigenze di sicurezza.

Rigoni ha spiegato: «La sicurezza del futuro sarà sempre meno basata su verifiche periodiche e sempre più sulla capacità di validare continuamente ciò che accade nei processi critici dell’organizzazione». Secondo il dirigente, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale impone di verificare nel tempo la solidità delle difese, mantenendo il controllo sulle decisioni più delicate anche nelle situazioni di pressione.

La sessione Human in the Lead ha invece esaminato il ruolo degli individui negli ecosistemi digitali. Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow ha sottolineato che comunicazione, collaborazione e capacità decisionale devono essere considerate insieme agli aspetti tecnici, chiamando in causa anche psicologia e scienze umane.

Il tema dell’Intelligenza Sociale Artificiale ha ampliato questa riflessione alle interazioni tra persone e tra persone e macchine. L’autonomia crescente dei sistemi digitali, è emerso dal confronto, richiede responsabilità chiare e una presenza umana capace di interpretare i processi.


A Trento il confronto sul futuro digitale

Questi temi sono stati discussi durante il Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup, organizzato a Trento con la partecipazione di imprenditori, manager, ricercatori e innovatori. Il gruppo tecnologico, attivo a livello internazionale, collabora con oltre 4.000 clienti per accompagnarne la crescita e la trasformazione digitale.

L’iniziativa rientra nel modello di innovazione aperta di Deda, che mette in relazione imprese, università, centri di ricerca, nuove realtà imprenditoriali e giovani talenti. Il confronto ha quindi affrontato non soltanto le tecnologie disponibili, ma anche le condizioni necessarie per produrre valore stabile e nuove competenze.

Al centro è rimasta la fiducia digitale, legata alla robustezza delle infrastrutture, alla qualità delle informazioni, alla protezione dei sistemi e alla possibilità di governare l’intelligenza artificiale. Roberto Loro, responsabile tecnologico di Dedagroup, ha osservato: «In un mondo in cui dati e modelli di intelligenza artificiale sono sempre più disponibili, la vera risorsa scarsa diventa la fiducia».

Per Loro, un sistema non può essere considerato affidabile soltanto perché avanzato: occorre comprenderne il funzionamento, controllare gli esiti, ricostruire le decisioni e intervenire quando necessario. La responsabilità delle persone, insieme alla qualità dei dati e delle architetture, resta dunque il presupposto per affidare ai modelli compiti sempre più rilevanti.

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