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Attualità 3 min di lettura21 ott

Ocasio-Cortez sfida il 2028, Trump crolla: il voto che agita i repubblicani

La corsa al Congresso diventa un test per Trump e apre già la partita sulla Casa Bianca, mentre i democratici guadagnano terreno su economia e Stati contesi.

Un assegno da 1 milione di dollari ha riacceso le ipotesi sul futuro di Alexandria Ocasio-Cortez. La deputata democratica ha scelto di sostenere Abdul El-Sayed, candidato progressista al Senato in Michigan, impegnato contro l’ex deputato repubblicano Mike Rogers, e la sua iniziativa viene letta come un possibile segnale in vista delle presidenziali del 2028.

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Ocasio-Cortez prepara il prossimo passo

Ocasio-Cortez ha spiegato di non voler arrivare al 4 novembre con il rimpianto di non aver fatto abbastanza contro gli attacchi rivolti a El-Sayed. «Sto dando tutto ciò che posso in questa battaglia», ha affermato, motivando così il contributo senza precedenti alla campagna del candidato.

La scelta potrebbe rafforzare il peso dei Democratic Socialists of America e favorire una svolta nel confronto politico a Washington. Per gli osservatori, il sostegno alla corsa in Michigan alimenta anche le congetture su un’eventuale ambizione presidenziale della deputata.


Vance rinvia la decisione sul 2028

Anche nel campo repubblicano la campagna per il Congresso è intrecciata con la successione a Donald Trump. Il vicepresidente JD Vance ha indicato il 3 novembre come una data decisiva, non soltanto per gli equilibri parlamentari ma anche per le sue scelte personali.

Intervistato da Cbs News, Vance ha ammesso: «C’è, ovviamente, la possibilità che non mi candidi» alle presidenziali del 2028. Il vicepresidente ha aggiunto che scioglierà la riserva dopo le elezioni, presentando la questione come una scelta familiare legata anche ai quattro figli piccoli e alla posizione della moglie.


Trump perde terreno sull’economia

Nel frattempo, il presidente deve fare i conti con un consenso sempre più fragile. Una rilevazione Washington Post-Abc News-Ipsos assegna a Trump il 33% di approvazione, mentre il 66% degli intervistati esprime un giudizio negativo e il 52% si dichiara fortemente contrario alla sua politica.

Rispetto al sondaggio di luglio, il consenso del presidente è diminuito di quasi 4 punti; il confronto con la rilevazione dell’ottobre 2025 mostra invece una flessione dell’8%. Per la prima volta da oltre dieci anni, inoltre, i democratici risultano più credibili dei repubblicani nella gestione dei temi economici.

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Una spesa enorme non basta

Tra inflazione, rincaro della vita quotidiana, prezzi elevati dei carburanti e malcontento per la guerra in Iran, l’elettorato appare poco ricettivo rispetto alla campagna repubblicana. Neppure una disponibilità finanziaria vicina a 1 miliardo di dollari ha finora prodotto una svolta evidente.

Dal Labor Day di inizio settembre al 14 ottobre, i gruppi conservatori hanno investito oltre 740 milioni di dollari nelle corse per il Congresso, secondo un’analisi di Cnbc basata sui dati di AdImpact. Di questa somma, almeno 220 milioni sono riconducibili a organizzazioni vicine a Trump; Elon Musk ha inoltre versato 276 milioni di dollari a gruppi repubblicani, contribuendo al risultato trimestrale record del Senate Leadership Fund.


Il partito difende territori inattesi

Le medie elaborate da FiftyPlusOne mostrano i democratici avanti in nove delle competizioni senatorie considerate più aperte. Tra gli Stati indicati figurano Alaska, Georgia, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Minnesota, New Hampshire, Carolina del Nord, Ohio e Texas.

Di fronte a questo quadro, i repubblicani hanno spostato risorse dalle campagne offensive a quelle difensive. Una parte crescente dei finanziamenti è stata destinata a Texas, Kansas e Nebraska, territori che in passato venivano ritenuti affidabili, mentre il partito ha ridotto l’impegno in Carolina del Nord e in alcune sfide per la Camera.

Per recuperare consensi, la strategia repubblicana insiste sulla sicurezza dei confini, sulla presenza di atlete transgender nelle competizioni femminili e sull’accusa ai democratici di sostenere posizioni socialiste. Il voto del 3 novembre diventa così un banco di prova per la tenuta del partito e per il peso politico di Trump.

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