AfD, la sfida all’Europa: il piano che può cambiare Berlino
Alice Weidel punta alle elezioni del 2029 con un progetto per restituire poteri agli Stati, ridurre il bilancio comune e riformare le istituzioni europee.
La realizzazione del progetto dipenderebbe innanzitutto dalla possibilità per AfD di entrare al governo tedesco. Anche in caso di ulteriore crescita elettorale, il partito avrebbe bisogno di un alleato per raggiungere la maggioranza, ma i principali schieramenti tradizionali continuano a escludere accordi con l’estrema destra attraverso la cosiddetta Brandmauer.
Alice Weidel contesta questa linea e chiede ai conservatori di rivedere il proprio isolamento politico. La leader di AfD, tuttavia, non sembra disposta a rinunciare agli elementi centrali del programma europeo per ottenere un’intesa.
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Il 2029 come passaggio decisivo
AfD arriva alla presentazione del piano dopo risultati rilevanti nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nei sondaggi nazionali, inoltre, il partito occupa stabilmente una delle prime posizioni.
Weidel guarda quindi alle elezioni federali tedesche del 2029 come all’appuntamento decisivo per tentare di assumere responsabilità di governo. Da lì, secondo la strategia delineata dal partito, potrebbe partire il tentativo di trasformare i rapporti tra Berlino e le istituzioni europee.
L’obiettivo dichiarato non è, almeno per ora, l’abbandono della moneta unica o dell’Unione europea. La prospettiva indicata da AfD è piuttosto quella di modificare radicalmente il funzionamento dell’Unione dall’interno, riducendo il peso degli organismi comuni.
Un’Europa con meno poteri centrali
Il progetto è contenuto nel documento New Deal for Europe, presentato da Weidel a Strasburgo durante una conferenza stampa al Parlamento europeo. La proposta immagina un’organizzazione costruita soprattutto attorno alla sovranità nazionale, con un ruolo più ristretto per le strutture centrali.
Nel disegno di AfD, governi e parlamenti dei singoli Paesi dovrebbero tornare a controllare gran parte delle decisioni politiche. Per ottenere questo risultato sarebbe necessaria una revisione dei trattati che oggi stabiliscono competenze e procedure dell’Unione.
La modifica più radicale riguarda il Parlamento europeo. AfD vuole cancellare il voto diretto introdotto nel 1979 e sostituirlo con un’assemblea formata da rappresentanti scelti dai parlamenti nazionali. I cittadini, dunque, non eleggerebbero più direttamente i propri delegati a Strasburgo e Bruxelles.
Anche la Commissione europea verrebbe ridimensionata fino ad assumere compiti prevalentemente amministrativi. Il partito propone inoltre di sostituire la Corte di giustizia dell’Unione europea con un tribunale arbitrale incaricato di dirimere i conflitti tra gli Stati membri.
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Bilancio ridotto e deroghe per Berlino
Nel mirino c’è anche la dimensione finanziaria dell’Unione. AfD chiede un tetto massimo al bilancio comunitario, il congelamento dell’organico e la soppressione di alcune agenzie europee.
Il partito vorrebbe sfruttare il veto tedesco per eliminare alcune entrate dell’Unione, tra cui quelle legate all’IVA e ai contributi sulla plastica non riciclata. Berlino dovrebbe inoltre poter impedire future decisioni sul finanziamento comune e minacciare un forte taglio ai propri versamenti se Bruxelles respingesse le riforme richieste.
La Germania è tra i principali contribuenti netti del bilancio europeo e, nella visione di AfD, non dovrebbe più sostenere una quota così ampia delle spese condivise. La questione finanziaria diventerebbe così uno degli strumenti di pressione nei confronti delle istituzioni comunitarie.
Lo stesso principio verrebbe applicato alle politiche comuni. AfD chiede per la Germania ampie esenzioni sulle regole riguardanti immigrazione, tasse, welfare, difesa e debito condiviso; ulteriori deroghe potrebbero riguardare ambiente, industria, agricoltura e settore finanziario.
Euro, Bce e controllo delle frontiere
Sul fronte monetario, il partito respinge l’ipotesi di emissioni comuni di debito e si oppone all’euro digitale. Propone inoltre di attribuire maggiore influenza alle economie più grandi dell’area euro nelle decisioni della Banca centrale europea.
Secondo Weidel, la Bce dovrebbe limitarsi a difendere la stabilità dei prezzi. AfD critica infatti gli interventi monetari che, a suo giudizio, avrebbero agevolato il finanziamento del debito pubblico degli Stati.
Il piano prende di mira anche Schengen. La Germania, sostiene il partito, dovrebbe poter sospendere la partecipazione all’accordo qualora non fosse più in grado di assicurare un controllo efficace dei propri confini.
La linea complessiva punta quindi a riportare l’Unione verso una cooperazione più limitata, centrata soprattutto sul libero scambio tra Paesi sovrani. In questo quadro, Bruxelles conserverebbe meno competenze e gli Stati nazionali recupererebbero ampi margini di autonomia.
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